Referendum sulla Neutralità in Svizzera: Rischi e Conseguenze
Domenica, in Svizzera, si svolgerà un referendum cruciale sulla storica neutralità del paese. Due schieramenti politici si contendono la proposta: uno vuole mantenere l’attuale status quo, mentre l’altro mira a rendere la neutralità più vincolante. I sondaggi attestano la prevalenza della posizione contraria alla modifica, sostenuta dall’Unione Democratica di Centro (UDC), partito euroscettico e nazionalista, che ha già avuto successo nelle ultime elezioni e ha precedentemente proposto un referendum per limitare la crescita della popolazione, respinto a giugno, riporta Attuale.
La proposta prevede una modifica alla Costituzione per definire la neutralità come perenne e impedire alla Svizzera di aderire a alleanze militari, come la NATO, eccetto in caso di invasione, e di imporre sanzioni a paesi in guerra, salvo quelle approvate dalle Nazioni Unite. Questa ultima condizione rappresenta il fulcro del dibattito referendario e ha portato i sostenitori a utilizzare lo slogan «No alla guerra» durante la campagna.
Nel 2022, la Svizzera, dopo lunghe esitazioni, ha deciso di unirsi alle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina. Questo passo è considerato dall’UDC e dai sostenitori del referendum un pericoloso precedente, che allontana la Svizzera dalla sua autentica neutralità.
Il leader dell’UDC, Christoph Blocher, ha affermato: «Abbiamo danneggiato la neutralità con quelle sanzioni europee. Ora la Russia pensa che siamo parte della guerra». La limitazione delle sanzioni a quelle delle Nazioni Unite, indicata nella proposta, è vista come estremamente restrittiva, in quanto il Consiglio di Sicurezza, composto da membri con diritto di veto come Russia, Stati Uniti e Cina, stabilisce le sanzioni. Pertanto, se il referendum venisse approvato, la Svizzera avrebbe difficoltà a seguire le sanzioni internazionali.
La reazione della Russia non è irrilevante. Prima dell’adesione alle sanzioni, Ginevra era un importante centro per le transazioni di petrolio russo; attualmente, le vendite si sono trasferite a Dubai e Mosca. Inoltre, la Svizzera ha congelato beni russi per 7,4 miliardi di euro, una piccola parte dei 213 miliardi di beni stimati presenti nel paese prima della guerra.
Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha espresso, attraverso un’intervista sulla Neue Zürcher Zeitung, il sostegno alla retorica dell’UDC, affermando che «da un punto di vista legale la “neutralità flessibile” significa una totale assenza di neutralità».
Il concetto attuale di “neutralità flessibile” consente alla Svizzera di affrontare questioni morali, come le sanzioni contro la Russia. Il ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, ha ribadito che «neutralità non significa indifferenza», citando episodi negativi della storia svizzera, come la sua mancata partecipazione alle sanzioni contro il Sudafrica durante l’apartheid.
Gli oppositori alla modifica della Costituzione sostengono che un’irrigidimento della neutralità ridurrebbe le possibilità di negoziazione del governo svizzero in un contesto internazionale sempre più complesso e meno basato sul rispetto del diritto. La Svizzera ha già sperimentato tali difficoltà quando ha cercato di negoziare la riduzione di dazi statunitensi, riuscendo in parte solo quando ha adattato la propria diplomazia alle esigenze dell’amministrazione Trump.
Attualmente, le stime nei sondaggi mostrano i contrari alla modifica con una percentuale fra il 63% e il 68%, mentre i favorevoli oscillano tra il 31% e il 34%. In giornata si svolgerà anche un secondo referendum, meno discusso, per promuovere l’autonomia alimentare, che si prevede venga bocciato.