Ondata di attacchi aerei nel Sudan, almeno 300 morti in due giorni
Tra domenica e lunedì, almeno 300 persone sono state uccise in Sudan a seguito di bombardamenti su aree densamente popolate da civili. Gli attacchi sono stati attribuiti all’esercito sudanese, coinvolto in una guerra civile che dura dal 2023 contro le Forze di supporto rapido (RSF). La gravità degli eventi ha suscitato condanne a livello internazionale, riporta Attuale.
Il primo bombardamento è avvenuto il 18 ottobre nella città di Al Dibab, controllata dalle RSF, mentre il secondo ha colpito il mercato di Al Na’am, nella regione di Abyei, il giorno successivo. Entrambi gli attacchi, descritto nei termini di una strategia di “double-tap”, hanno massimizzato il numero di vittime colpendo anche i soccorritori sul posto.
Secondo testimoni, il primo attacco ha ucciso decine di persone, molte delle quali stavano partecipando a una cerimonia funebre. Ahmed Abakar Wadi ha testimoniato che il bombardamento è stato effettuato da un drone che ha attaccato in due fasi, colpendo nuovamente a pochi minuti di distanza. Il Sudan War Observatory ha documentato che il bilancio totale delle vittime ha superato le 150 unità.
Il secondo attacco ha avuto luogo il 19 ottobre e ha provocato un incendio al mercato di Al Na’am, uccidendo tutte le vittime civili, comprese molte persone sfollate da altre regioni del Sudan. L’amministrazione locale ha riportato che almeno 150 civili sono stati uccisi. Nonostante le accuse dirette all’esercito sudanese, quest’ultimo non ha rilasciato commenti ufficiali riguardo agli attacchi.
Abyei è una regione contesa tra Sud Sudan e Sudan, dovrebbe essere demilitarizzata e sotto la protezione delle Nazioni Unite, ma attacchi come questi sono all’ordine del giorno. Una fonte anonima interna all’esercito sudanese ha affermato che il mercato ospitava miliziani delle RSF, mentre alcuni diplomatici sostengono che le strutture colpite dall’attacco aereo fossero utilizzate dal gruppo.
In seguito agli attacchi, i cittadini di Abyei hanno protestato, chiedendo un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La situazione in Sudan, segnato da violenze endemiche e tensioni territoriali, rimane critica. Le autorità internazionali sono chiamate a rispondere a queste violazioni dei diritti umani e a garantire la sicurezza nelle aree colpite.