Proteste Studentesche in Albania: Scontri Violenti con la Polizia
A Tirana e in altre città albanesi, scontri tra la polizia e gli studenti sono esplosi in proteste contro il governo del primo ministro socialista Edi Rama, accusato di corruzione e sottoposto a richieste di dimissioni. Le manifestazioni, iniziate una settimana fa, si sono concentrate sui costi eccessivi dell’istruzione e sulle strutture insufficienti nelle scuole e università, riporta Attuale.
Queste manifestazioni si inseriscono in un contesto più ampio di malcontento popolare in Albania. Nelle scorse settimane, i cittadini avevano già protestato contro un progetto che avrebbe permesso la costruzione di un resort di lusso in un’area protetta, un’iniziativa controversa legata al genero dell’ex presidente statunitense Donald Trump.
Non è chiaro se queste recenti proteste studentesche siano collegate a quelle precedenti, poiché gli scontri sono apparsi organizzati attraverso chat e gruppi online, dando l’impressione di un’agenda spontanea. Fino ad ora, la risposta del governo è stata feroce, con l’impiego di mezzi repressivi.
Il premier Rama ha offerto di discutere una riduzione dei costi dell’istruzione, ma con un atteggiamento di disprezzo verso i manifestanti, descrivendoli come “persone radicalizzate” e sottolineando la sua intenzione di abbassare l’età della responsabilità penale, attualmente fissata a 14 anni per reati gravi. Inoltre, ha minacciato di revocare le borse di studio per coloro che attaccano le forze di polizia.
Rama ha accennato a teorie di complotto, affermando, senza prove, che le proteste siano orchestrate da Russia e Iran per sabotare le riforme albanesi necessarie a garantire l’ingresso del paese nell’Unione Europea, un obiettivo per cui Tirana sta lavorando dal 2014.
Dopo gli attacchi a edifici governativi a Tirana, le manifestazioni si sono diffuse in altre città come Scutari, Korça, Durazzo e Valona. Gli scontri più gravi si sono verificati nella capitale, dove i manifestanti hanno preso d’assalto sedi di istituzioni e partiti politici, lanciando molotov e incendiando un commissariato.
La polizia ha risposto con violenza, utilizzando gas lacrimogeni e idranti, e ha sparato proiettili di gomma. Ci sono segnalazioni di abusi da parte delle forze dell’ordine, con video che mostrano agenti che aggrediscono manifestanti già in custodia. Testimonianze di passanti e giornalisti attaccati hanno amplificato il clima di tensione, portando alla sospensione di cinque poliziotti dopo la diffusione di un video scandaloso che ritrae un ragazzo ferito e trascinato via.
Secondo le autorità, fino al 19 ottobre, oltre 310 persone sono state ferite, incluse 191 agenti e 88 manifestanti. È probabile che il numero reale di feriti tra i manifestanti sia più alto. L’Avvocato del popolo ha avviato un’inchiesta per esaminare la legittimità dell’uso della forza da parte della polizia, sebbene il governo continui a difendere le azioni degli agenti, promettendo un bonus di 2.500 euro per gli operatori coinvolti nei disordini.