Milano: il sindaco Sala approva l’invio di cinquecento militari in città
Milano, 22 ottobre 2026 – Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha affermato che la repressione da sola non basta, ma ha comunque approvato l’invio di cinquecento militari in città deciso dal governo, chiudendo la polemica con il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, che gli aveva dato del “radical chic” per avere criticato la carenza di forze dell’ordine durante gli scontri, riporta Attuale.
L’atteggiamento pragmatico di Sala è l’eccezione in un contesto di crescente contrapposizione politica. Se infatti il ministro della Difesa, Guido Crosetto, punta il dito sulla guerra ibrida accusando la Russia, il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, sostiene di non vedere segnali di manipolazione occulta, affermando che “questi cercavano le Nike”. Nel frattempo, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, riconosce che qualcuno potrebbe aver “vogliuto attizzare l’incendio”, ma aggiunge: “Un fiammifero attecchisce solo dove la legna è secca”. Aquesta “legna” è stata seccata dagli affitti che divorano gli stipendi, dai contratti precari e dal costo crescente della benzina, che pesano maggiormente sulle fasce meno abbienti. Per questo motivo, Lepore ha rilanciato l’invito al governo a convocare i sindaci delle grandi città, come già proposto in una lettera a Palazzo Chigi.
Il clima politico, tuttavia, non sembra favorevole a una collaborazione istituzionale. La polemica contro una sinistra percepita come debole in materia di sicurezza è un tema ricorrente, spesso alimentato dagli stessi membri della sinistra. I cosiddetti “sindaci sceriffo”, che includono molti sindaci di centrosinistra degli ultimi trent’anni, hanno spesso contribuito a questa narrativa. Tra loro, nomi come Vincenzo De Luca, Flavio Zanonato, Sergio Cofferati e Michele Emiliano, così come ministri dell’Interno come Marco Minniti e leader di partito come Walter Veltroni e Francesco Rutelli.
L’avvicinarsi delle elezioni non facilita i rapporti. Il governo accusa l’opposizione di giustificare la violenza, mentre l’opposizione critica la destra per strumentalizzare i disordini. In risposta, la maggioranza ha introdotto un nuovo decreto sicurezza, rivendicando l’implementazione di nuovi reati e l’uso dell’esercito nelle strade, mentre i sindaci di centrosinistra bollano queste misure come propagandistiche, lamentando i continui tagli agli enti locali. Questa dinamica ricorda lontanamente gli scontri di potere negli Stati Uniti, dove le tensioni tra Donald Trump e i governatori democratici hanno portato a un uso selettivo dei poteri federali.
Tuttavia, la differenza tra ciò che accade in America e in Italia va oltre la mera fortuna. È essenzialmente una questione istituzionale, segnando una differenza fondamentale tra il presidenzialismo americano e la nostra democrazia parlamentare. Questo è evidente nel ruolo di garanzia esercitato dal Quirinale, come dimostrano le parole misurate e sagge pronunciate da Sergio Mattarella in questi giorni difficili, e il suo impegno nell’arginare eventuali derive preoccupanti, come l’idea di attribuire all’esercito poteri di polizia.
Non so cosa pensare di questa decisione. Introdurre cinquecento militari a Milano non risolverà i problemi profondi legati alla sicurezza, che sono legati anche alla povertà e alla mancanza di opportunità. È solo una soluzione temporanea. Ma come si fa a non inquietarsi…?