Inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto: si ampliano le indagini
Roma, 22 ottobre 2026 – Si allarga l’inchiesta per corruzione della procura di Roma, nell’ambito dell’indagine relativa al Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro degli accertamenti le condotte dei due principali indagati: l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele e l’avvocato Francesco Saccomanno (già componente del cda dello Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria), riporta Attuale.
I pm di piazzale Clodio hanno chiesto ai carabinieri del Ros di acquisire le carte che il Ministero dei Trasporti, il Dipe/Cipess, la società Ponte sullo Stretto e il Consorzio Eurolink hanno inviato alla Corte dei Conti “nell’ambito dell’attività di controllo relativa alla delibera Cipess n. 61/2025 e al decreto n.190 del 1 agosto 2025”. Un approfondimento che segue quello dello scorso giugno, in cui nelle perquisizioni erano stati sequestrati documenti, telefoni e ogni tipo di dispositivo elettronico degli indagati.
Al centro dell’ipotesi accusatoria l’idea che ci fosse la volontà di corrompere il maggior numero di giudici della Corte dei Conti per “condizionare le loro scelte” nel dossier sul Ponte dello Stretto. Un nuovo passaggio giudiziario, quello di ieri, che ha scatenato l’inevitabile polemica politica sulla grande opera più controversa del Paese, che muoverebbe denaro per un costo stimato di circa 13,5 miliardi di euro. Da una parte il Mit, che si è affrettato a dirsi “a disposizione per esibire le centinaia di file, presenti e passati, con spirito di piena collaborazione e totale trasparenza. Ogni step è necessario per arrivare quanto prima alla realizzazione dell’opera”, nella “consapevolezza della regolarità amministrativa dell’iter procedimentale”. Taglia corto anche il vice ministro Eduardo Rixi: “È una cosa da magistrati non certo da politici”. Infine, Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina, sottolinea “estraneità” e rilancia: “Proseguiremo per adempiere alla missione affidataci dal Parlamento e dal Governo”.
Dall’altro lato, invece, i detrattori, con in prima fila Angelo Bonelli, deputato Avs, che rimarca di aver chiesto le stesse carte a fine 2025 e che gli furono negate. “Il Ponte sullo Stretto è diventato il monumento all’arroganza politica – tuona il co-portavoce di Europa Verde –. La magistratura approfondisce le procedure contabili e la questione delle gare d’appalto dopo le modifiche al progetto originario. Da anni denunciamo forzature e opacità. Sicilia e Calabria hanno ferrovie e strade inadeguate, territori senz’acqua e un dissesto idrogeologico drammatico, Salvini continua a inseguire il suo monumento di cemento e acciaio, sottraendo miliardi alle vere priorità del Mezzogiorno”. Alzano la voce anche i dem, con Simiani, Rando e Barbagallo che chiedono “trasparenza” e di “fermare questa follia”, seguiti a stretto giro da Santillo (M5s): “Salvini spieghi in Parlamento o tolga il disturbo”.