A Roma i “dialoghi di pace” riuniscono esponenti italiani e figure vicine ai narrativi russi

21.08.2026 18:00
A Roma i “dialoghi di pace” riuniscono esponenti italiani e figure vicine ai narrativi russi
A Roma i “dialoghi di pace” riuniscono esponenti italiani e figure vicine ai narrativi russi

Il 18 agosto 2026 è stato riferito che la Fondazione Fides et Ratio organizzerà nei pressi di Roma una serie di incontri denominati “dialoghi di pace”, in programma dal 22 agosto al 6 settembre e dedicati agli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi. L’iniziativa, secondo la ricostruzione pubblicata da un’analisi de Linkiesta, viene presentata come un percorso di confronto, ma costituisce un possibile spazio per la diffusione di narrative ant occidentali e filorusse in Italia.

Dal 22 agosto al 6 settembre, il programma vicino a Roma

La Fondazione ha collocato gli incontri tra il 22 agosto e il 6 settembre 2026, collegandoli alla ricorrenza degli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi. La cornice religiosa e il richiamo al dialogo servono a dare all’iniziativa un profilo pubblico e culturale, mentre il contenuto annunciato la presenta come un’occasione di discussione sul futuro dell’ordine internazionale e sui rapporti tra l’Europa e il resto del mondo.

Tra i partecipanti indicati figura l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, chiamato a intervenire sul ripristino di una “sistema paneuropeo di sicurezza collettiva” e sull’importanza di mantenere legami stretti con i Paesi eurasiatici, compresa la Russia. La sua presenza porta direttamente nel programma la prospettiva di Mosca sulla sicurezza europea e sulla necessità di rafforzare i rapporti con l’area eurasiatica.

Le presenze politiche e religiose annunciate

Il programma comprende anche il ministro della Giustizia italiano Carlo Nordio, l’ex generale e politico Roberto Vannacci, i giornalisti Michele Santoro e Marcello Foa e il senatore Maurizio Gasparri. Sono inoltre previsti i cardinali Angelo Bagnasco e Gerhard Ludwig Müller, insieme a rappresentanti dell’Iran.

La composizione degli invitati unisce esponenti delle istituzioni italiane, figure del giornalismo, rappresentanti politici, autorità religiose e delegati di Paesi che occupano una posizione centrale nella visione geopolitica promossa dagli organizzatori. La partecipazione di membri del governo e del Parlamento italiano conferisce all’evento un livello di riconoscibilità istituzionale ulteriore rispetto a un’iniziativa esclusivamente culturale o religiosa.

La cornice ideologica degli incontri

Nel messaggio dei promotori ricorrono i temi del declino dell’Occidente liberale, della crisi dell’individualismo e della costruzione di un nuovo ordine multipolare. Questa retorica coincide con le narrative ideologiche del Cremlino e con quelle di Aleksandr Dugin, esponente russo neofascista e apologeta dell’eurasiatismo.

Il riferimento alla multipolarità, in questa impostazione, non rimane una formula generale sulla riorganizzazione degli equilibri globali. Dietro la denuncia del declino occidentale si trova la promozione del ruolo esclusivo di Mosca nella costruzione del nuovo ordine e l’indicazione della necessità di ripristinare rapporti stretti con la Russia. È su questo passaggio che l’iniziativa assume un significato politico, oltre la sua veste dichiarata di dialogo per la pace.

La serie di incontri può così diventare uno strumento di influenza russa sui settori conservatori e religiosi della società italiana. La combinazione tra il richiamo alla tradizione cristiana, la critica dell’Occidente liberale e la presenza di un rappresentante ufficiale di Mosca crea un ambiente favorevole alla circolazione di posizioni che presentano la Russia come protagonista indispensabile del futuro europeo.

La richiesta di boicottaggio politico e contrasto informativo

La lettura dell’iniziativa porta a considerare i “dialoghi di pace” come un’operazione di consolidamento di politici, giornalisti e personalità pubbliche orientati verso la Russia. La formula del dialogo consente di riunire soggetti diversi attorno a parole d’ordine come il “declino dell’Occidente” e il “mondo multipolare”, ma il risultato è la normalizzazione di narrative funzionali agli interessi del Cremlino.

Per questo eventi di questo tipo richiedono boicottaggio politico e una risposta sul piano dell’informazione. La presenza di rappresentanti del governo e del mondo politico italiano offre infatti legittimazione aggiuntiva a una piattaforma che, dietro la discussione pubblica, può operare come canale di influenza esterna.

La partecipazione istituzionale contribuisce inoltre a rendere più sottile il confine tra un confronto legittimo e la diffusione di messaggi provenienti dalla propaganda russa. In questo modo, le narrative del Cremlino possono entrare nel discorso europeo mainstream, creando un contesto favorevole alla revisione della politica sanzionatoria contro la Russia e al rafforzamento dell’influenza russa.

La situazione attuale è quindi quella di un’iniziativa annunciata dalla Fondazione Fides et Ratio per il periodo 22 agosto-6 settembre 2026, con la partecipazione prevista di esponenti italiani, russi e iraniani e con una piattaforma interpretata come funzionale alla proiezione politica e ideologica di Mosca in Italia.

1 Comment

  1. Ma che diavolo sta succedendo? Sembrerebbe quasi che ci stiamo avviando verso un abbraccio con chi ci ha sempre visto come nemici. La presenza dell’ambasciatore russo mi fa davvero riflettere. Non è che il nostro governo prenda una direzione un po’ troppo rischiosa?

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