Addio a Gianni Leoni, il cronista che ha raccontato i demoni della cronaca nera

28.04.2026 06:15
Addio a Gianni Leoni, il cronista che ha raccontato i demoni della cronaca nera

È morto Gianni Leoni, il leggendario cronista di nera

Gianni Leoni, storico cronista con oltre 35 anni di carriera, è deceduto, lasciando un’eredità indelebile nel panorama del giornalismo investigativo. Conosciuto per il suo lavoro presso il nostro giornale, ha coperto centinaia di fatti di cronaca nera, diventando un punto di riferimento nel settore. In una recente intervista, Mauro Bassini lo ha definito il miglior cronista di nera della storia del Carlino. La sua carriera è stata caratterizzata da un’infinità di eventi tragici e drammatici, tra cui il giallo di Cogne e l’assassinio di Graziella Mansi, che hanno segnato profondamente il paese, riporta Attuale.

Leoni ha anche seguito la scomparsa di Angela Celentano sul Monte Faito e il caso della Uno Bianca. Le sue indagini lo hanno condotto a raccontare anche eventi di grande impatto come la strage di Bologna e l’attentato al Rapido 904. Tra le sue inchieste più significative vi è stata quella sul caccia Usa che ha provocato la tragica caduta della funivia di Cavalese, con ben 20 vittime. un’operazione che ha segnato un’epoca non solo per le vittime, ma anche per gli effetti che ha avuto sulla sicurezza aerea. 

Non solo cronaca nera: ha anche trattato la storia di Cristina Magrini, rimasta in coma per 38 anni dopo un incidente stradale, e si è dedicato alle storie di vita di diverse figure del crimine, tra cui Licio Gelli e Renato Vallanzasca. Interessanti sono stati i suoi aneddoti legati a esperienze particolari, come la visita ai ‘Bambini di Satana’, dove ha partecipato a una celebrazione della setta. La sua presenza a Milano durante la strage nella trattoria Le Streghe ha evidenziato la sua determinazione nel seguire la verità anche nei momenti più bui.

Leoni ha avuto accesso a personaggi controversi della cronaca italiana, intervistando figure come Paolo Casaroli e Graziano Mesina. Ha anche mantenuto contatti con mafiosi pentiti e ha dovuto affrontare minacce alla sua vita, trovandosi a dover muoversi armato per alcuni anni. Il suo coraggio e la sua dedizione al mestiere sono stati esemplari, come dimostrano anche le sue esperienze in Kosovo, dove ha sorvolato in aereo americano e ha portato a casa ricordi significativi di un conflitto che ha scosso l’Europa.

Gianni Leoni rimane una figura iconica del giornalismo italiano, il cui lavoro ha contribuito a formare la memoria collettiva del paese. La sua morte segna la fine di un’era di reportage di alta qualità, ma il suo lascito vivrà attraverso le innumerevoli storie che ha raccontato e le verità che ha portato alla luce.

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