Milano, 5 novembre 2025 – Sconto di pena in appello per Alessia Pifferi: “salta” l’ergastolo. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno riformato la sentenza di primo grado e, attraverso un bilanciamento tra aggravanti e attenuanti, hanno condannato a 24 anni la donna accusata dell’omicidio aggravato della figlia Diana, di soli 18 mesi, lasciata morire di stenti nella sua culletta, riporta Attuale.
Dettagli della sentenza
L’abbandono della piccola è avvenuto dal 14 al 20 luglio del 2022, e per questo Pifferi è stata accusata delle aggravanti dei motivi futili e del legame parentale con la vittima. Durante la lettura della sentenza, l’imputata, precedentemente condannata all’ergastolo in primo grado, è apparsa impassibile.
La richiesta di pena
I giudici del processo di secondo grado non hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Lucilla Tontodonati di confermare la condanna all’ergastolo. Hanno invece concesso alla 40enne imputata di omicidio pluriaggravato le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante. Il magistrato che ha sostenuto l’accusa in questo processo aveva definito “congrua” la condanna a vita inflitta a Pifferi in primo grado, ma i giudici hanno manifestato un’opinione diversa.
Le argomentazioni della difesa
La difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Alessia Pontenani, aveva fatto notare che la 40enne presentava uno stato di semi infermità mentale e che l’accusa avrebbe dovuto essere riconsiderata come morte come conseguenza di altro reato.
Reazioni alla sentenza
Subito dopo la lettura della sentenza, sono arrivate le prime reazioni da parte dei familiari della vittima e dell’imputata. “Sono mamma, è mia figlia anche lei e non me la sento di commentare”, ha dichiarato Maria, madre di Alessia Pifferi, in risposta alle domande sui risultati del processo.
Al contrario, Viviana, sorella di Alessia Pifferi, ha espresso un’opinione forte e netta: “Non è giustizia. Questa sentenza lascia l’amaro in bocca e dolore per una bambina che non c’è più. Lei non ha nessun rimorso di coscienza, ma si danno solo 24 anni a una mamma che è andata a divertirsi invece di badare alla figlia.” Queste parole evidenziano un’evidente delusione per una sentenza che “libera” la madre della piccola Diana dalla prospettiva di un ergastolo.
Incredibille, come può la giustizia dare solo 24 anni per una madre che ha lasciato morire la propria figlia!!! Ci vuole più rispetto per le vittime e per chi non ha più voce. Stiamo davvero perdendo il senso della giustizia in questo paese.