Il 23 marzo 1998, Amy Bradley scompare durante una crociera con la famiglia. Diversi testimoni affermano di averla vista sull’isola di Curaçao e nel 2005 alcune immagini reperite su un sito web di prostitute spingono l’FBI a indagare su un possibile traffico di esseri umani. La situazione è complessa e incerta, riporta Attuale.
Amy Bradley potrebbe essere stata vittima di omicidio, nascosta in una valigia e gettata in mare dalla nave da crociera su cui viaggiava. Alcuni ipotizzano che possa essere caduta accidentalmente o che abbia scelto di allontanarsi volontariamente. È persino possibile che sia stata rapita e, dopo ventisette anni, si trovi ancora in condizioni di schiavitù. Tuttavia, non si conosce con certezza cosa sia accaduto a lei all’alba del 23 marzo 1998, data da cui risulta ufficialmente scomparsa.
Amy si trovava in compagnia dei genitori e del fratello durante una crociera ai Caraibi. Il suo corpo non è mai stato recuperato, e la sua famiglia continua a cercarla tenacemente. Secondo il capitano della nave, la giovane potrebbe essere caduta in acqua, mentre altri sostengono che possa essere viva e vittima di tratta. Alcuni testimoni affermano di averla vista camminare su una spiaggia a Curaçao, oppure piangere in un negozio ai Barbados.
Il documentario di Netflix La scomparsa di Amy Bradley ha lo scopo di far conoscere al mondo la sua storia, sperando di fare luce su questo mistero.
La vacanza in crociera e l’ultima notte di Amy
Amy Bradley aveva 23 anni quando è scomparsa. Risiedeva con la famiglia nella contea di Chesterfield, in Virginia, e aveva appena conseguito la laurea.
Il 21 marzo 1998, Amy sale a bordo della nave Rhapsody of the Seas insieme ai genitori e al fratello Brad per un viaggio di sette giorni a largo di San Juan. La nave avrebbe dovuto fermarsi ad Aruba, Curaçao, Sint Maarten e Saint Thomas.
Dopo la prima tappa ad Aruba, la famiglia partecipa a una cena di gala seguita da una festa in piscina. Alle 3.35 del mattino, Brad ritorna nella stanza, seguito da Amy solo cinque minuti dopo. I due si fermano a parlare sul balcone, dove Amy racconta al fratello delle avance ricevute dal bassista del gruppo durante il ballo. Brad decide di andare a dormire, mentre Amy rimane a godersi l’aria.
Il padre di Amy si sveglia attorno alle 5.30 del mattino e nota le gambe della ragazza sul lettino sul balcone. Quando si alza nuovamente pochi minuti dopo, non trova più Amy. La porta scorrevole è aperta e le sue sigarette sono scomparse. Preoccupato, il padre inizia a cercarla in tutta la nave.
Le prime ricerche a bordo
Alle 7 del mattino, i genitori di Amy chiedono al commissario di bordo di fare un annuncio tra i 2.400 passeggeri, chiedendo di non sbarcare a Curaçao. Tuttavia, l’annuncio viene fatto solo un’ora dopo, quando la maggior parte dei passeggeri si è già allontanata dalla nave.
Solo un’ora dopo viene attivata la ricerca da parte dell’equipaggio, ma senza risultati: Amy non è rintracciata a bordo. Secondo i membri del personale, potrebbe essere finita in mare.
Per i successivi quattro giorni, la Guardia Costiera delle Antille Olandesi effettua ricerche nelle acque circostanti e lungo gli itinerari della crociera. Tuttavia, secondo le autorità locali, se Amy fosse effettivamente caduta in acqua, il suo corpo o almeno alcuni vestiti sarebbero dovuti riemergere, ma non si trova alcuna traccia.
Le indagini dell’FBI
Gli agenti dell’FBI iniziano le indagini a bordo della nave il 26 marzo, a St. Maarten. Tuttavia, la possibile scena del crimine è stata ripulita, rendendo impossibile il recupero di prove. Iniziano quindi gli interrogatori, partendo da Alister Douglas, il bassista visto ballare con Amy. Nonostante un avvistamento di Amy in ascensore con Douglas, le prove raccolte sono insufficienti e l’uomo viene rilasciato.
Dopo il ritorno a casa, i genitori di Amy si rivolgono ai media per diffondere la foto della ragazza, sperando di ricevere nuove informazioni. La madre di Amy esprime la sua convinzione che qualcuno sappia quello che è accaduto, rivelando comportamenti sospetti osservati durante il viaggio, come gli sguardi insistenti di un estraneo e la sparizione di foto di famiglia.
I testimoni e il tatuaggio del diavolo
Ad aprile, la famiglia ritorna a Curaçao per distribuire volantini e tenere una conferenza stampa. Il padre parla con un tassista che afferma di aver visto Amy avvicinarsi al suo taxi in uno stato di agitazione. Suggerisce di indagare nei resort locali, dove i gruppi criminali sono attivi nel traffico di droga e persone, ma i risultati sono deludenti.
Il 5 dicembre, un uomo afferma di aver visto Amy su una spiaggia a Curaçao, descrivendo un tatuaggio di un diavolo della Tasmania sul suo corpo. Questo avvistamento genera ulteriori speranze per la famiglia. Tuttavia, ogni indizio sembra sfumare senza una reale conclusione.
Il ruolo di Douglas e le accuse della figlia Amica
Nel 2019, la figlia di Alister Douglas, Amica, contatta la famiglia di Amy, dichiarando di ritenere che il padre possa essere coinvolto nella sua scomparsa. La madre di Amica riferisce strani comportamenti del marito dopo la crociera, sollevando interrogativi sulle avvenute interazioni.
Nel documentario, Douglas si difende affermando di non aver commesso crimini e di non aver mai avuto rapporti con Amy dopo la festa. Tuttavia, vive fuori dagli Stati Uniti, complicando ulteriormente le indagini dell’FBI.
Le foto del 2005 e la tratta del sesso
Nel 2005, la famiglia riceve una mail anonima con immagini di una giovane donna pubblicate su un sito per prostitute nella regione dei Caraibi. Uno specialista dell’FBI afferma che l’individuo nelle foto potrebbe essere Amy.
Altre segnalazioni emergono nel marzo dello stesso anno, con una testimonianza che indica di aver visto una giovane donna corrispondente alla descrizione di Amy a Bridgetown, ai Barbados, piangente in un negozio.
La pista di Curaçao e il sito web dedicato al caso
Nel 2018, un investigatore crea un sito web per raccogliere informazioni su Amy, dove è possibile trovare foto, avvistamenti e teorie riguardanti il suo caso. Analizzando i dati di accesso al sito, si nota un elevato numero di accessi provenienti da Bridgetown, ma senza possibilità di tracciare l’identità degli utenti.
Il documentario si conclude con un toccante appello della madre di Amy, Iva, che chiede a chiunque abbia informazioni di farsi avanti: «Se sapete qualcosa, per favore, aiutateci». L’FBI continua ad offrire una ricompensa di 25.000 dollari per qualsiasi informazione utile al ritrovamento di Amy. «La mancanza di una conclusione – sostengono i genitori – ci permette di continuare a sperare».