Campobasso, 19 agosto 2026 – Nel sangue di Gianni e Alice Di Vita non sono stati rilevati anticorpi alla ricina. Si fa sempre più intricato il giallo di Pietracatella, dove la misteriosa morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della figlia più piccola Sara Di Vita, 15 anni, continua a non trovare un responsabile e tanto meno un movente, riporta Attuale.
Gli specialisti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino hanno analizzato i campioni di sangue di Gianni (marito e padre delle vittime) e della figlia maggiore Alice per verificare se fossero entrati in contatto con lo stesso veleno che ha causato la morte delle due donne.
Tuttavia, i risultati giunti dalla Germania indicano che questa esposizione non sarebbe avvenuta. Gli esami hanno dato esito negativo: nel sangue di padre e figlia non sarebbero stati rilevati anticorpi riconducibili a una precedente esposizione alla tossina.
I prelievi erano stati eseguiti tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, nell’ambito della complessa attività scientifica avviata per ricostruire quanto accaduto nell’abitazione della famiglia durante le festività natalizie.
La procura: “Non ci sono indagati”
“Non c’è, allo stato, alcuna comunicazione su alimenti vettore positivo alla ricina. Non c’è, inoltre, comunicazione scritta circa la positività anticorpale alla ricina per Gianni e Alice Di Vita. Il quesito nel merito è stato posto al team tossicologico italo-tedesco. L’esame è particolarmente impegnativo e le risposte attese sono due. Le indagini continuano con acquisizioni di informazioni da parte delle persone informate sui fatti. Non ci sono allo stato indagati”, spiega la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare delle indagini.
La posizione di Gianni Di Vita: sequestrati pc e 10 pendrive
Il risultato assume particolare rilievo per Gianni Di Vita. Nelle ore in cui le condizioni della moglie e della figlia erano precipitate, l’uomo aveva accusato alcuni malori ed era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma. Quei sintomi avevano fatto ipotizzare una possibile esposizione alla ricina, ma gli accertamenti compiuti a Berlino non avrebbero rilevato nel sangue gli anticorpi ricercati.
Parallelamente agli esami scientifici, la procura di Larino ha intensificato gli approfondimenti informatici. La Squadra mobile della Questura di Campobasso ha sequestrato a Gianni Di Vita un computer desktop Lenovo e dieci pendrive.
Nuova audizione di Alice Di Vita
Intanto ieri la procuratrice Elvira Antonelli ha di nuovo sentito Alice Di Vita. Le analisi confermano quanto già accertato nei mesi scorsi dal Centro antiveleni di Pavia: l’istituto tedesco – centro all’avanguardia a livello mondiale nel campo dei veleni – avrebbe sviluppato tecniche particolarmente avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza ed è per questo motivo che è stato coinvolto nell’inchiesta. La procura di Larino aveva chiesto ai tedeschi di verificare la presenza di anticorpi e dunque di accertare una eventuale esposizione al veleno, esposizione che, stando all’esito di questi accertamenti che hanno dato esito negativo, non c’è stata.