Appello per il caso Becciu: il legale evidenzia un vizio di forma che potrebbe annullare la condanna

28.10.2026 12:15
Appello per il caso Becciu: il legale evidenzia un vizio di forma che potrebbe annullare la condanna

Il cardinale Becciu in appello dopo la condanna di primo grado

Roma, 28 ottobre 2026 – Condannato in primo grado sotto Bergoglio, il cardinale Angelo Becciu affronta l’appello in un clima che, con Prevost, appare più attento alle garanzie processuali. Nei mesi scorsi Leone XIV aveva richiamato il diritto di difesa e tre giorni dopo, il 17 marzo, la Corte ha rilevato una nullità del procedimento legata agli atti d’indagine. Alla vigilia dell’udienza del 29 ottobre, il difensore Fabio Viglione spiega a Qn perché l’intera condanna potrebbe essere rimessa in discussione e quale peso attribuisce alle chat Chaouqui-Perlasca, riporta Attuale.

“Preferisco dirle ciò in cui crediamo. Crediamo nella serietà e nella fondatezza delle questioni sollevate e ci auguriamo, fermamente, che la Corte dia piena attuazione alla propria ordinanza del 17 marzo scorso”, ha dichiarato Viglione. Il legale ha sottolineato che la Corte ha ufficialmente riconosciuto un vizio processuale legato al mancato deposito di alcuni atti d’indagine, una condizione criticata e non sanata. “Chiederemo di trarne le conseguenze: ovvero il rispetto di un principio basilare che la Corte ha già affermato. Non una formalità ma una condizione ineliminabile per un processo giusto”, ha aggiunto.

Viglione ha indicato che la condanna potrebbe cadere totalmente: “Assolutamente sì. La Corte ha individuato un vizio che riguarda la stessa origine del giudizio – il decreto di citazione – e gli atti conseguenti, applicando norme specificamente contenute nel codice. Ora è chiamata a valutare gli effetti della mancata esecuzione del suo ordine che avrebbe consentito di sanare il vulnus e procedere alla rinnovazione del dibattimento”.

In merito al giudizio in sé, il legale ha ribadito la contestazione della condanna anche nel merito, poiché la sentenza aveva già escluso che Becciu si fosse appropriato di un solo centesimo o avesse tratto vantaggi personali. “Una sentenza che comunque, va ricordato, oltre a ridimensionare drasticamente le accuse, aveva già escluso che il Cardinale si fosse appropriato di un solo centesimo o avesse tratto vantaggi personali”, ha affermato Viglione.

Il difensore ha anche menzionato la questione degli atti mancanti: “Ciò che non si conosce non si può valutare. Il Promotore ha sostenuto di poterne limitare la conoscenza alle difese per ragioni di pertinenza con le accuse o di tutela dell’interesse pubblico”. Tuttavia, ha sottolineato come la Corte avesse censurato questa pretesa di selezionare unilateralmente ciò che la difesa può conoscere, evidenziando la necessità di conformità alle norme di diritto processuale e diritto canonico.

Riguardo alla conversazione tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, in cui si parla di un accordo generale, Viglione ha affermato: “La lettura di quelle conversazioni racconta una genesi delle accuse che ha confermato quanto il Cardinale disse dal primo momento, dichiarandosi vittima di una ‘macchinazione’”. La difesa ha sostenuto che la maggior parte di tali comunicazioni furono omesse e non utilizzate nel giudizio di primo grado.

Commentando il ruolo di monsignor Perlasca, Viglione ha osservato: “Se Mons. Perlasca è stato ritenuto non in grado di comprendere le conseguenze negative degli investimenti, a maggior ragione questo sarebbe dovuto accadere per il Cardinale Becciu”. Ha ribadito la completezza delle prove a discolpa di Becciu, evidenziando l’assenza di prove d’accusa e affermando che “il Cardinale Becciu è pienamente innocente: non ha sottratto neanche un centesimo e non ha voluto favorire alcuna operazione illecita”.

Per concludere, Viglione ha ritenuto che la consapevolezza della situazione legale e l’assenza di prove portino alla convinzione che Becciu ha sempre operato in buona fede nel suo ruolo alla Segreteria di Stato Vaticana, sovraintendendo a oltre quindici uffici e attuando operazioni proficue e lecite.

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