Sentenza di archiviazione per il gruppo musicale P38: “Arte provocatoria”, sostengono i giudici
Il giudice ha deciso di archiviare il caso riguardante il gruppo musicale P38, autore di un’esibizione controversa a Reggio Emilia, nel 2021, in cui hanno fatto riferimento all’omicidio di Aldo Moro. Lorenzo Biagi, figlio del giuslavorista Marco Biagi assassinato dalle Brigate Rosse a Bologna nel 2002, esprime il suo sconcerto: “Come può questa decisione non essere considerata istigazione a delinquere?”, riporta Attuale.
Il P38, composto da quattro rapper, si esibì indossando passamontagna e srotolando una bandiera a cinque punte, intonando frasi provocatorie legate alla richiesta di riscatto per Moro. Ora, dopo la scelta dei giudici di non procedere, né per vilipendio né per diffamazione, Biagi avverte che “questa decisione crea un precedente pericoloso”.
I magistrati hanno definito l’esibizione “un’operazione artistico-musicale provocatoria”. Tale dichiarazione ha sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo alla possibilità che simili atti vengano ripetuti. “Ora chiunque può farlo. Altri si sentiranno liberi di poter inneggiare alla violenza”, avverte Biagi, aggiungendo che esaltare le Brigate Rosse non può essere considerato arte.
Nonostante le frasi cantate dal gruppo “creino comprensibile turbamento nei familiari della vittima e un diffuso senso di indignazione morale”, secondo la Procura torinese esse non integrano la diffamazione. Biagi commenta: “È un episodio gravissimo e una scelta che mi spaventa, che riflette la società in cui viviamo. C’è una violenza strisciante che non se ne va.”
Biagi, la cui vita è stata segnata dalla morte del padre, sottolinea che l’educazione e la memoria storica sono essenziali. “È fondamentale parlare con i ragazzi e fornire modelli di vita positivi”, afferma, stigmatizzando l’ignoranza di molti giovani riguardo i crimini commessi dalle Brigate Rosse. “Dobbiamo condannare la violenza, indipendentemente dal colore politico.”
Recentemente, una scritta minacciosa “Spara a Giorgia” è stata vista a Marina di Pietrasanta, un ulteriore segnale di un clima in cui la violenza viene tollerata. “Non c’è speranza?” si domanda Biagi, esprimendo la sua disillusione a fronte dei commenti sui social media che esaltano le Brigate Rosse.
Nonostante le sfide, Biagi manifesta una certa speranza: “C’è, se riusciamo a trasmettere il senso di responsabilità e impostare dei limiti”, conclude. “I social possono essere uno strumento positivo, ma la scuola e l’educazione devono venire prima.”