Preoccupazioni per l’innalzamento dei prezzi energetici in Italia
Il prezzo della benzina ha superato la soglia simbolica di 2 euro al litro, con il petrolio e il gas in crescita a causa del conflitto in Medio Oriente, costringendo le imprese italiane a fronteggiare il rischio di un nuovo aumento energetico. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha avvertito: “Ci avviciniamo al trauma dei prezzi del 2022”. Recentemente, la premier Giorgia Meloni ha comunicato tramite un videomessaggio che il governo sta “lavorando per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto” e sta considerando l’attivazione delle accise mobili per alleviare l’impatto sui costi dei carburanti, riporta Attuale.
Il Partito Democratico ha sollevato la questione, con Elly Schlein che ha richiesto l’uso delle accise mobili per restituire ai cittadini l’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Antonio Misiani, responsabile economico del partito, ha rimarcato che mentre automobilisti e aziende affrontano costi maggiori alla pompa, l’erario beneficia del rincaro, suggerendo di restituire quel surplus.
Il ministro Giancarlo Giorgetti ha affermato la paternità della norma introdotta nel 2023, promettendo di adattarla: “È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla.” La misura permette di ridurre le accise se il prezzo del carburante aumenta rispetto alla media del bimestre precedente. Meloni ha confermato che l’attivazione del meccanismo è in fase di studio. Il nuovo shock energetico, però, non riguarda solo i consumatori ma ha radici in attacchi iraniani e nell’incertezza sulla produzione e raffinazione, che potrebbero influenzare anche le sanzioni americane sul petrolio russo.
Il mercato dei carburanti è già in sofferenza, con il prezzo del greggio americano che ha raggiunto i massimi del 2023, evidenziando un aumento superiore al 35% nelle ultime settimane. Anche il gas e i fertilizzanti stanno subendo un’impennata, con il prezzo dell’urea aumentato di circa il 30%, ponendo nuove pressioni sul settore agricolo. I vertici di Confartigianato avvertono che il conflitto colpisce una zona strategica per l’export e le forniture energetiche, coinvolgendo 27,8 miliardi di euro di esportazioni manifatturiere e 15,9 miliardi di import di beni energetici.
Questa interconnessione crea tensioni sulla ripresa economica, mettendo a rischio investimenti e produzione, proprio quando il sistema produttivo cercava di consolidare i progressi. La Cgia di Mestre stima un possibile costo aggiuntivo per le imprese di quasi 10 miliardi di euro entro il 2026 solo per elettricità e gas, con 7,2 miliardi attribuibili all’energia elettrica e 2,6 miliardi per il metano, rappresentando un incremento del 13,5%. Le regioni più vulnerabili includono quelle con alta intensità industriale come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana, con settori già colpiti in passato da picchi energetici, tra cui metallurgia, chimica, alimentare, trasporti, logistica, commercio e turismo.
Se il governo attuerà le accise mobili, questa mossa avrà un significato economico e simbolico importante. Potrebbe ridurre il costo alla pompa e alleviare parzialmente la pressione su famiglie e imprese, ma non sarà sufficiente da sola a neutralizzare gli effetti della crisi internazionale. Meloni ha annunciato l’attivazione di task force per monitorare i prezzi di energia, carburanti e generi alimentari e per contrastare le speculazioni, segno che Palazzo Chigi ha compreso la gravità della situazione. Il margine di errore in merito ai tempi e agli strumenti da utilizzare è molto ridotto.