Bielorussia limita il controllo russo sull’esercito ma sostiene la logistica di Mosca

23.06.2026 09:40
Bielorussia limita il controllo russo sull’esercito ma sostiene la logistica di Mosca
Bielorussia limita il controllo russo sull’esercito ma sostiene la logistica di Mosca

Nel giugno 2026, il comando delle forze armate bielorusse ha vietato agli ufficiali russi di esercitare il controllo diretto e la supervisione sulla maggior parte delle unità del paese, facendo eccezione soltanto per le brigate d’assalto aereo di Vicebsk e Brěst. La decisione, confermata da fonti di intelligence occidentali, segna un punto di frizione nella cooperazione militare tra Minsk e Mosca e riflette la volontà di Aljaksandr Lukashenko di preservare l’autonomia decisionale della propria armata, evitando una subordinazione completa al Cremlino.

Tensioni militari tra Minsk e Mosca

La restrizione è stata accompagnata da altri segnali di raffreddamento. Il 5 giugno, i consiglieri russi del ministro della Difesa e del capo di stato maggiore bielorusso non sono stati ammessi a una riunione nello stato maggiore di Minsk. Pochi giorni dopo, sono state annullate le esercitazioni congiunte di mobilitazione e ridispiegamento previste dal 28 al 30 giugno. Questi passi indicano una riduzione del livello di interazione operativa e coordinamento tra i due eserciti, e confermano l’intenzione di Minsk di limitare i rischi di un coinvolgimento diretto nella guerra contro l’Ucraina, pur mantenendo un’alleanza formale con Mosca.

Un ulteriore episodio di attrito è emerso con il fermo del capo di un treno ospedale russo in partenza da Lida, in Bielorussia, diretto verso la regione di Brjansk. Il militare è stato arrestato con l’accusa di traffico illecito di medicinali e sostanze stupefacenti. Il successivo rimpatrio del personale medico ha messo in luce problemi di fiducia tra i due paesi.

Lukashenko cerca un riposizionamento

Il 15 giugno, in un’intervista alla tv satellitare Al Arabiya, Lukashenko ha dichiarato l’inaccettabilità di estendere la guerra al territorio bielorusso e si è scusato pubblicamente per la precedente retorica offensiva nei confronti dell’Ucraina. Ha sottolineato che un’entrata in guerra diretta porterebbe «più danni che benefici» e ha rivelato che l’Ucraina avrebbe individuato circa 500 potenziali obiettivi in Bielorussia in caso di coinvolgimento diretto di Minsk. Le parole di Lukashenko appaiono dettate da un calcolo pragmatico volto a preservare la stabilità del proprio regime.

Il presidente bielorusso ha ribadito più volte che il paese non pianifica azioni offensive, ma è pronto a difendersi insieme alla Russia in caso di aggressione. Una posizione che consente a Minsk di mostrare lealtà a Mosca minimizzando i rischi di escalation. Per i paesi europei, tuttavia, la Bielorussia resta un potenziale trampolino per azioni ibride del Cremlino contro l’Unione europea e la Nato.

Minacce per la sicurezza regionale

Nonostante le tensioni, la Bielorussia continua a sostenere l’infrastruttura militare russa. Sono state allestite piattaforme per il lancio di droni d’attacco di tipo Shahed nei pressi di Vicebsk, Slonim e nell’area dell’ex campo di concentramento di Berëza-Kartuzskaja. Queste installazioni rappresentano una minaccia diretta per l’Ucraina e creano rischi aggiuntivi per la sicurezza del fianco orientale della Nato e per la stabilità europea.

Sullo sfondo, Lukashenko sta cercando di aprire un dialogo con gli Stati Uniti. Attraverso la mediazione dell’inviato speciale del presidente Donald Trump, John Cole, il leader bielorusso punta a un parziale alleggerimento delle sanzioni americane contro imprese e funzionari di Minsk. L’obiettivo è ridurre la dipendenza economica e politica dalla Russia e guadagnare margine di manovra nelle relazioni con Mosca.

Per i paesi baltici e la Polonia, anche un parziale ridimensionamento dell’influenza russa sull’esercito bielorusso non elimina la necessità di mantenere un elevato stato di prontezza sul fianco orientale della Nato. La Bielorussia resta un elemento chiave del sistema militare russo in Europa e qualsiasi cambiamento nei rapporti tra Minsk e Mosca non modifica la minaccia strutturale rappresentata dall’alleanza tra i due regimi.

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