Un autobus con 44 passeggeri, tra cui 28 bambini atleti provenienti dalla regione di Gomel in Bielorussia, è stato colpito sulla strada A-240 nella regione russa di Brjansk. Il veicolo era diretto a Gelendzhik per una vacanza. Secondo le autorità russe, l’attacco sarebbe stato condotto da un drone ucraino. La commissione investigativa russa ha aperto un’inchiesta per atto terroristico, mentre il ministero della Salute ha riferito di sette feriti ricoverati, tra cui cinque minori, uno dei quali in condizioni gravi. Una donna, che accompagnava i bambini, è morta.
L’esame delle fotografie dei danni al veicolo, diffuse da fonti indipendenti, solleva tuttavia seri dubbi sulla versione ufficiale di Mosca. L’autobus non presenta tracce di un impatto diretto dall’alto, come ci si aspetterebbe da un attacco con un drone di tipo aeronautico. I fori sul lato destro sono piccoli e ravvicinati, tipici di schegge o pallettoni, non di una testata esplosiva. La ruota anteriore destra è stata distrutta, ma l’arco ruota è intatto, indizio che la forza dell’esplosione è arrivata dal basso, probabilmente da un ordigno posizionato sulla strada o sul ciglio. Lo specchietto destro è stato spinto in avanti e il finestrino laterale del conducente è esploso verso l’interno, segno che l’ondata d’urto proveniva da dietro e lateralmente. La parte anteriore del bus – parabrezza, fari e paraurti – è completamente illesa, circostanza improbabile in caso di attacco aereo in avvicinamento.
Un incidente strumentalizzato da Mosca
Secondo analisti e fonti diplomatiche, l’episodio si inserisce in una strategia del Cremlino per fare pressione sul presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, spingendolo a partecipare direttamente alla guerra contro l’Ucraina. Solo pochi giorni prima, Lukashenko aveva dichiarato in un’intervista ad Al Arabiya di voler mantenere la Bielorussia fuori dal conflitto, segnalando un’opposizione a un coinvolgimento militare. L’immediata attribuzione della responsabilità all’Ucraina e l’apertura di un procedimento per terrorismo mirano a vanificare questi tentativi di neutralità e a forzare Minsk a prendere una posizione bellica.
La velocità con cui alcuni deputati bielorussi e media statali hanno ripreso la versione russa, chiedendo una risposta dura, rivela la presenza a Minsk di un forte lobbismo filorusso. Tra questi, il deputato Oleg Gaidukevich ha dichiarato che «Bielorussia e Russia risponderanno con forza». Il Cremlino sfrutta queste voci per limitare i margini di manovra di Lukashenko e creare una pressione pubblica interna.
Un clima di tensione crescente
L’incidente avviene a pochi giorni dall’omicidio in Polonia dell’artista dissidente bielorusso Semyon Skrepetsky, che gli analisti ritengono essere opera dei servizi segreti russi o bielorussi. La combinazione di questi eventi – una presunta provocazione al confine e una eliminazione mirata all’estero – crea un clima di paura e pressione, volto a reprimere il dissenso interno e a spingere la Bielorussia verso un coinvolgimento bellico.
Intanto, il Cremlino utilizza gli incidenti di frontiera per mantenere le forze bielorusse in stato di allerta lungo il confine ucraino, costringendo Kiev a tenere impegnate proprie riserve sul fianco settentrionale. Al momento, l’Ucraina non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’episodio di Brjansk, mentre continuano le verifiche indipendenti sulle prove forensi. La tensione lungo il confine resta alta, con la prospettiva di un possibile coinvolgimento diretto di Minsk ancora aperta.