Una società turca, la Redwing Metal, ha spedito in Russia tra il 2023 e il 2024 macchinari industriali di produzione europea per un valore complessivo di quasi 6 milioni di euro, eludendo le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Secondo un’inchiesta di IRPI Media, i macchinari – tra cui torni, presse idrauliche, nastri trasportatori e forni di essiccazione – sono stati consegnati a due stabilimenti metallurgici russi, controllati dalla famiglia del vice direttore della holding statale Rostec, il colosso militare russo.
Le due aziende destinatarie, l’Aluminium Metallurg Rus (AMR) e la Stupinskaya Metallurgicheskaya Kompaniya (SMK), producono componenti metallici per i cacciabombardieri Su-34 e per i missili da crociera Kh-101, utilizzati dall’esercito russo per colpire infrastrutture civili e centri urbani in Ucraina. La fornitura comprende beni di provenienza italiana per un valore di 3,2 milioni di euro, oltre a macchinari prodotti in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca.
Macchinari dual use e divieto di esportazione
I beni individuati rientrano nella categoria dei cosiddetti “macchinari dual use”, il cui export verso la Russia è formalmente vietato dall’Unione Europea sin dalla prima metà del 2022. “Non si tratta di un insieme casuale di prodotti industriali”, ha dichiarato Alex Bashinsky, membro della International Working Group on Russian Sanctions. “Sono componenti essenziali per una linea produttiva metallurgica moderna, in grado di sostenere la base industriale della difesa russa.”
Erland Bjortvedt, fondatore della società di consulenza sanzionistica Corisk di Oslo, ha definito le operazioni un “aggiramento deliberato e strutturato delle sanzioni Ue”. “I codici merceologici corrispondono esattamente alle voci la cui esportazione è vietata dal 2022”, ha aggiunto.
Italia al centro del flusso illecito
L’Italia emerge come principale fornitore europeo dei macchinari finiti in Russia. I torni di precisione e le presse idrauliche italiani, in particolare, sono stati impiegati nei cicli produttivi degli stabilimenti legati a Rostec, che fornisce leghe metalliche a oltre 40 fabbriche di armi russe. “Le apparecchiature importate dall’Ue, e in particolare dall’Italia, sono direttamente coinvolte nella produzione di componenti per Su-34 e Kh-101”, sottolinea l’inchiesta.
Nonostante il ruolo evidente nella filiera bellica russa, le due aziende destinatarie, AMR e SMK, non risultano ancora inserite nelle liste di sanzioni dell’Unione Europea. Questo consente loro di detenere asset in giurisdizioni occidentali e di utilizzare il sistema finanziario europeo per alimentare le forniture all’industria militare russa.
Le falle nei controlli europei
L’inchiesta solleva dubbi sull’efficacia dei sistemi di controllo dell’export europeo. Le dichiarazioni pubbliche di Bruxelles sul rafforzamento delle misure restrittive non trovano corrispondenza nella realtà: macchinari di origine Ue continuano ad arrivare senza ostacoli negli stabilimenti russi che producono missili e aerei da combattimento. “Manca un meccanismo di responsabilità per i distributori stranieri, gli operatori logistici e le banche di paesi terzi che facilitano il transito di componenti militari verso la Russia”, ha osservato Bjortvedt.
Per i ricercatori, la mancata reazione dell’Ue rischia di minare l’effetto deterrente delle sanzioni e di permettere a Mosca di pianificare una guerra di logoramento basata su un flusso stabile di tecnologia occidentale. Il caso Redwing Metal, con la sua rete di intermediari turchi e macchinari europei, rappresenta un esempio emblematico delle vulnerabilità del regime sanzionatorio.
L’inchiesta completa è stata pubblicata da IRPI Media.