Il 9 gennaio 2026 il ministro della Difesa slovacco Robert Kaliňák ha dichiarato che la Slovacchia non considera la Federazione Russa la principale minaccia alla propria sicurezza all’interno della NATO. L’affermazione è arrivata dopo una riunione di governo ed è stata riportata dal portale Cechia Online, suscitando reazioni nel dibattito politico regionale.
Secondo Kaliňák, negli ultimi tre anni non si sarebbero registrate provocazioni dirette da parte russa nei confronti della Repubblica Slovacca. Pur riconoscendo che alcuni Stati membri dell’Alleanza Atlantica individuano Mosca come il principale avversario strategico, il ministro ha sottolineato che Bratislava non rientra tra questi Paesi.
Difesa anti-droni e priorità dichiarate dal governo
Il titolare della Difesa ha annunciato che la Slovacchia intende concentrarsi sul rafforzamento delle capacità di protezione contro droni di piccole e medie dimensioni. Tuttavia, ha precisato che questa scelta non sarebbe legata a una minaccia russa specifica, bensì a rischi generali, inclusi quelli connessi alla criminalità organizzata.
Questa impostazione ha attirato l’attenzione degli osservatori, poiché arriva in un contesto europeo segnato da ripetuti allarmi delle intelligence occidentali su attività attribuite a Mosca, tra cui violazioni dello spazio aereo, uso di droni e potenziali atti di sabotaggio contro infrastrutture critiche in diversi Paesi dell’UE.
Il contesto politico e il ruolo di Robert Fico
Le dichiarazioni di Kaliňák si inseriscono nel più ampio orientamento del governo guidato dal primo ministro Robert Fico, spesso accusato dall’opposizione e da parte dei media di riprendere narrazioni favorevoli al Cremlino nel contesto della guerra russa contro l’Ucraina. L’esecutivo ha ripetutamente bloccato iniziative a sostegno di Kyiv, inclusa la proposta di utilizzare beni russi congelati per meccanismi di compensazione.
Pur ribadendo la disponibilità a fornire aiuti umanitari ed energetici e a partecipare alla ricostruzione dell’Ucraina, Bratislava ha limitato il sostegno militare a forniture non letali. Nell’ottobre 2025, il quattordicesimo pacchetto di assistenza includeva, tra l’altro, equipaggiamenti per lo sminamento, con Kaliňák a precisare pubblicamente la natura non offensiva degli aiuti.
Implicazioni per la coesione europea e atlantica
Le posizioni espresse dal ministro slovacco sollevano interrogativi sulla coesione dell’UE e della NATO nella valutazione delle minacce alla sicurezza. In un’alleanza fondata sulla percezione condivisa dei rischi, prese di distanza pubbliche dal consenso prevalente rischiano di indebolire la fiducia reciproca e la capacità di risposta collettiva.
Analisti politici sottolineano che una simile retorica può essere sfruttata da Mosca per evidenziare divisioni interne all’Occidente. Nel medio-lungo periodo, avvertono, ciò potrebbe rendere la Slovacchia più vulnerabile sul piano politico e strategico, anziché rafforzarne la sicurezza.
Scenari futuri e incertezza politica interna
Il ridimensionamento del sostegno a Kyiv coincide con una fase di instabilità interna. Le tensioni nella coalizione di governo tra Smer-SD, Hlas-SD e SNS hanno portato a una perdita di fatto della maggioranza parlamentare, alimentando lo spettro di elezioni anticipate. In questo scenario, l’opposizione guidata dal partito PS, accreditato nei sondaggi come prima forza politica, propone una linea decisamente più favorevole all’Ucraina.
Se l’attuale coalizione dovesse restare al potere, osservatori ritengono improbabili cambiamenti significativi nella politica slovacca verso Kyiv. Bratislava potrebbe continuare a opporsi a iniziative europee a favore dell’Ucraina, giustificando la propria posizione con richiami alla pace e agli interessi nazionali, in una linea che molti considerano sempre più allineata alle narrazioni russe e in contrasto con gli interessi strategici dell’Unione europea.