Il relatore azzurro Pietro Pittalis ha proposto di vietare alla procura di Roma l’utilizzo dei contenuti di un gruppo whatsapp tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e i suoi soci, già condannati come prestanome del clan camorristico Senese, riporta Attuale.
Dopo un lungo confronto con la procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, la Camera dei deputati si appresta a negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, fornendo così uno scudo al diretto interessato, che non è indagato. Nella riunione del 16 luglio, il relatore forzista Pittalis ha infatti depositato il suo parere di diniego alla richiesta dei magistrati romani, che indagano sulla gestione del ristorante “Le 5 forchette”, di cui Delmastro era socio insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia, come Mauro e Miriam Caroccia, ritenuti prestanome del clan camorristico. Il diniego è motivato dalla mancanza di precisione temporale nella richiesta di sequestro, poiché la procura non ha fornito date di inizio e fine della corrispondenza. La richiesta di sequestro era stata infatti richiesta dalla stessa giunta attraverso una lettera alla procura di Roma, ritenendo irrituale l’originaria richiesta di autorizzazione all’accesso alla corrispondenza intrattenuta da Mauro Caroccia con Delmastro.
La chat del ristorante e l’ipotesi che tutti i profitti andassero a Delmastro
Ai magistrati interessava poter utilizzare la chat di gestione del ristorante, già in loro possesso grazie al sequestro di telefonini e pc a Mauro Caroccia e sua figlia Miriam, attuale unica socia del ristorante “Le 5 Forchette”, avendo acquisito le quote di Delmastro e dei suoi compagni di partito nella primavera dell’anno scorso. Questa chat è cruciale per l’inchiesta della procura di Roma, come sottolineato nella richiesta formale inviata alla Camera dei deputati.
Gli inquirenti sono convinti che “Le 5 forchette” fosse un’attività di ristorazione messa in piedi dalla famiglia Caroccia per riciclare fondi illeciti del clan camorristico guidato da Michele Senese, come evidenziato in altre sentenze definitive. Tuttavia, padre e figlia negano ogni addebito, affermando di essere stati prestanome non del clan, ma di Delmastro, al quale sarebbero andati i proventi del ristorante.
Gli interrogatori dei Caroccia padre e figlia di aprile e la loro difesa che va in fumo
Nella documentazione inviata alla Camera dei deputati, il procuratore di Roma Lo Voi e i sostituti Stefano D’Arma e Lorenzo Del Giudice hanno spiegato: «Gli sviluppi investigativi hanno portato al sequestro di un telefono cellulare di Mauro Caroccia all’epoca dei fatti, e durante gli interrogatori del 1° aprile 2026, sia Mauro che Miriam Caroccia hanno dichiarato che tramite quel dispositivo avevano mantenuto rapporti con i “soci piemontesi”, reali finanziatori e gestori della società, nonché beneficiari dei proventi». Entrambi gli indagati hanno fornito dichiarazioni confermate da Barbara Tritoni, sostenendo l’esistenza di una chat dedicata alla gestione del ristorante, che avrebbe coinvolto anche l’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove.
Con il diniego all’utilizzo di quella chat, va in frantumi la difesa della famiglia Caroccia, che non potrà opporre nulla all’accusa di aver creato tale attività per conto di un clan camorristico, nonostante i legami con Delmastro e i suoi colleghi.
Il 23 giugno dopo tanto tempo trasferita da Biella a Roma la sede legale del ristorante
Il ristorante “Bisteccheria di Italia” sulla via Tuscolana di Roma, che ha costretto alle dimissioni l’ex sottosegretario alla Giustizia, è ancora attivo, a differenza di quelli posseduti in passato dalla famiglia Caroccia, ora tutti confiscati. Le azioni sono intestate ora al 100% a Miriam Caroccia (che all’epoca della sua associazione con Delmastro aveva appena 18 anni), che il 23 giugno ha convocato un’assemblea per modificare lo statuto e soprattutto la sede legale. Dopo il rapido allontanamento degli esponenti di Fratelli d’Italia, la sede legale era rimasta a Biella, elemento che rafforza la tesi di una gestione reale di Delmastro. Il verbale dell’assemblea, avvenuta nello studio del notaio romano Fulvio Mecenate ai Parioli, ha deliberato il trasferimento della sede della società da Biella a Roma, allo stesso indirizzo del ristorante in via Tuscolana.