Il Tribunale dei minorenni ha deciso di allontanare i tre figli della coppia anglo-australiana Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, al centro di una controversia per le loro condizioni di vita nel bosco di Palmoli, Chieti. I bambini vivono attualmente in una comunità protetta con la madre, mentre il padre rimane nella loro abitazione, in attesa degli sviluppi giudiziari e politici, riporta Attuale.
“Mio padre fu uno dei primi contadini biologici in Italia”
Nell’intervento al Corriere della Sera, l’architetto e ingegnere Carlo Ratti, 54 anni, docente al MIT di Boston e al Politecnico di Milano, nonché direttore della Biennale di Architettura 2025 di Venezia, evidenzia la sua esperienza come figlio di un “neorurale”. Ratti racconta che suo padre, dopo aver ottenuto un PhD negli Stati Uniti e diventato uno dei più giovani professori ordinari d’Italia, lasciò la carriera accademica per divenire uno dei pionieri dell’agricoltura biologica in Italia, un’esperienza che ha avuto luogo nelle colline del Monferrato negli anni Ottanta.
Le condizioni di vita della famiglia Ratti
Ratti confronta la sua infanzia con quella della famiglia di Palmoli, descrivendo condizioni di vita primitive: “Niente riscaldamento centralizzato. Cucina prevalentemente a legna. Una vecchia vasca da bagno con un minuscolo boiler. Letto scaldato dalle braci, soprattutto nelle notti d’inverno.” Questi aspetti, secondo lui, creano un collegamento tra la sua famiglia e quella attuale dei Trevallion-Birmingham.
Le vaccinazioni e la scuola, le differenze tra le due esperienze
Ratti nota differenze significative nella loro educazione. “Mia sorella e io eravamo stati vaccinati, sebbene con riluttanza. Alternavamo la vita neo-rurale con quella alto-borghese. Sebbene l’educazione parentale fosse spesso considerata, alla fine venimmo iscritti alla scuola dell’obbligo.” Tuttavia, la scuola non era vista come un impegno serio, con il padre che giustificava le assenze con situazioni quali il parto di una mucca, evidenziando l’impatto che questa educazione ha avuto sulla sua crescita.
“Quando cresci così, non sai bene a quale mondo appartieni”
Ratti ricorda l’incontro con una signora di Milano che, trovandolo impreparato, si chiedeva se andasse a scuola. Questo senso di estraneità, per Ratti, diventa un punto di forza, permettendogli di sentirsi a suo agio sia tra gli alberi che nelle case della città. Egli sostiene che la sua esperienza dimostra l’importanza di permettere a ciascuno di esplorare modelli diversi di vita e educazione, che si tratti di famiglie nella natura o in contesti urbani.
“La storia delle idee è costellata di esperimenti”
Ratti conclude la sua riflessione esprimendo la necessità di incoraggiare esperimenti sociali e culturali, come nel caso della famiglia dei Trevallion, auspicando che possano tornare a vivere nei loro boschi. Citando Thoreau, sottolinea l’importanza di vivere in modo autentico e significativo, errando per il vero scopo della vita senza arrecare danno agli altri.