Conte chiude la tre giorni dei 5 Stelle a Milano: «Nessuno ci può chiedere di proseguire con Kiev inviando armi come Meloni»
L’ex premier Giuseppe Conte ha concluso Nova 2026, la tre giorni milanese del Movimento 5 Stelle, evidenziando una netta separazione dall’attuale politica estera italiana. Durante il suo intervento, ha lanciato un messaggio deciso alla coalizione progressista: il prossimo governo di centrosinistra non si limiterà a correggere il corso, ma dovrà azzerare i provvedimenti del centrodestra. «L’Italia ripudia la guerra. È scritto nella nostra Costituzione. Che nessuno chi chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni e qui abbiamo tanto da lavorare. È da fare tremare i polsi», ha dichiarato Conte. Ha poi precisato la posizione del suo partito riguardo all’Ucraina: «Nessuno ci può chiedere di proseguire inviando armi perché significa allontanare la pace e noi lavoriamo per la pace», riporta Attuale.
La partecipazione alle votazioni online tra i membri del partito ha mostrato risultati significativi: su una base di 106.829 iscritti, il 42% ha partecipato (45.340 votanti). Nonostante un calo fisiologico, chi ha votato ha espresso una quasi unanimità sul tema dell’invio di armi in Ucraina, con il 91,7% contrario a qualsiasi fornitura militare, percepita come un ostacolo al processo di pace. Un consenso analogo è stato riscontrato riguardo al piano di riarmo europeo, respinto dal 94,1% dei partecipanti, mentre il 91,8% ha manifestato contrarietà all’aumento delle spese militari. La posizione su Gaza ha visto un plebiscito per il supporto al diritto internazionale (98,3%) e a una conferenza internazionale per il riconoscimento dello Stato di Palestina (97,9%).
L’affondo interno al centrosinistra: sanzioni dirette a Netanyahu
Conte ha utilizzato il risultato del voto come un’opportunità per lanciare un’offensiva all’interno del campo progressista, sollecitando l’interruzione di tutti gli accordi commerciali e militari con Israele, la revoca dello status di partner privilegiato dell’Unione Europea e l’imposizione di sanzioni dirette al premier Benjamin Netanyahu. «Chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico», ha affermato con fermezza, annunciando anche l’intenzione di sostenere attivamente un’azione legale presso la Corte penale internazionale. Questa posizione crea tensioni significative nei rapporti con l’ala moderata della coalizione.
La ricetta interna: “tabula rasa” sulla giustizia e “Alleanza per la Costituzione”
Dal punto di vista interno, Conte ha delineato un programma radicale per un eventuale futuro governo, parlando esplicitamente di «tabula rasa» come premessa necessaria per avviare un nuovo percorso progressista. Impegnandosi a ripristinare interventi normativi fondamentali, ha proposto il ripristino dell’abuso d’ufficio e l’eliminazione di misure che riducono la capacità d’azione della Corte dei Conti nei confronti dei politici; ha anche richiesto di abolire le “norme bavaglio” e di ripristinare completamente gli strumenti investigativi e le intercettazioni. Infine, ha accusato Meloni di «aver fallito con le chiacchiere» e di aver trascurato le esigenze delle forze dell’ordine.
In conclusione, l’ex premier ha proposto di battezzare la coalizione come “Alleanza per la Costituzione”, un’iniziativa pensata per riunire le diverse anime dell’opposizione, ma ora sostanzialmente ancorata a un programma pentastellato di marcata caratterizzazione progressista.