Conte critica il decreto sicurezza: «Obbligando gli avvocati a due reati, mettete in imbarazzo Mattarella»

22.04.2026 18:55
Conte critica il decreto sicurezza: «Obbligando gli avvocati a due reati, mettete in imbarazzo Mattarella»

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha espresso critiche pungenti verso il decreto sicurezza attualmente sotto esame alla Camera, definendolo una «norma surreale» e annunciando il voto contrario del suo partito. L’ex premier ha evidenziato come l’attuale provvedimento, già approvato dal Senato, introduca di fatto due reati: il patrocinio infedele e la corruzione, costringendo gli avvocati a convincere i migranti ad accettare soluzioni di rimpatrio, con compensi statali per questo servizio. «Meloni sostiene che sia una norma di buon senso, mentre costringe gli avvocati a commettere reati», ha affermato Conte, sottolineando l’assurdità della situazione, riporta Attuale.

La critica al governo sull’immigrazione

Secondo Conte, il nuovo decreto rappresenta un «tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti» nella gestione dell’immigrazione. Con 320 mila sbarchi registrati, il leader del M5S ha criticato l’inefficacia del governo anche nella gestione dei salvataggi e dei rimpatri, evidenziando lo specifico emendamento che prevede un compenso di quasi 700 euro per gli avvocati che persuadono i migranti a optare per il rimpatrio volontario.

Conte difende gli avvocati: «Siamo il baluardo di chi non ha tutela, non burattini del potere»

La controversa norma ha spinto il sottosegretario Alfredo Mantovano ad un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un tentativo di risolvere le tensioni suscitate. Conte non ha esitato a sottolineare come il governo abbia messo in imbarazzo il Presidente, ricordando l’importanza della Costituzione italiana. «Noi siamo i baluardi di chi non ha tutela e non servitori del governo», ha ribadito con fermezza, riabbracciando il ruolo di “avvocato del popolo”. L’ex premier ha concluso la sua invettiva affermando che nemmeno negli stati autocratici si giunge a tali estremi, mettendo in dubbio il fondamentale rapporto di fiducia tra avvocati e assistiti.

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