Il decreto Sicurezza in stallo al Quirinale, il centrodestra in difficoltà
La corsa del decreto Sicurezza collide con il Quirinale, generando confusione nel centrodestra. Dopo una giornata caratterizzata dall’irritazione palpabile del presidente della Repubblica e della premier, il caos permane nonostante la notte. Per salvare il provvedimento, la maggioranza tenta misure straordinarie: inizialmente si propone una correzione lampo tramite emendamento, poi si sposta su un decreto stralcio, riporta Attuale.
Il presidente Sergio Mattarella è furioso: da settimane si trova a fronteggiare un provvedimento di dubbia legittimità costituzionale, aggravato da articoli di stampa che ne amplificano le problematiche. L’elemento controverso è l’emendamento approvato a Palazzo Madama, cristallizzato nell’articolo 30-bis, il quale prevede un compenso per gli avvocati che persuadono i migranti ad accettare il rimpatrio, in aperta contraddizione con la legge ordinaria e la Costituzione. L’incentivo di 615 euro, destinato a essere gestito dal Consiglio Nazionale Forense, è stata una proposta di Lega e Fratelli d’Italia, influenzata dalla pressione di Roberto Vannacci.
La natura repentina dell’emendamento ha suscitato forti critiche, persino dalla presidente del Consiglio, che si è mostrata contrariata nei confronti della propria coalizione. Anche Forza Italia e Noi Moderati avevano inizialmente firmato l’emendamento, per poi dissociarsi rapidamente. Le proteste non provengono solo dal centrosinistra e dall’Associazione Nazionale Magistrati, ma anche dalla comunità legale. Il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, esprimono il loro disappunto per una norma che potrebbe comportare ulteriori spese.
In questo contesto, Forza Italia propone una soluzione per attenuare la crisi: congelare la parte controversa tramite un ordine del giorno del nuovo capo dei deputati, Enrico Costa, che impegnerebbe il governo, e in particolare il Viminale, a non attuare il regolamento necessario per rendere l’emendamento operativo. Tuttavia, Mattarella rifiuta categoricamente questa soluzione, desiderando affrontare la questione con discrezione, ma la fuga di notizie rende ciò impossibile. La situazione si complica ulteriormente quando le commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera devono sospendere brevemente i lavori a causa delle polemiche.
Il rifiuto alla proposta di Costa viene ribadito con fermezza. Quando in serata il sottosegretario Alfredo Mantovano si reca al Quirinale per discutere la questione con il presidente, è già chiaro che il piano di Forza Italia sarà respinto. Anche l’alternativa di Mantovano di varare un correttivo dopo l’approvazione finale viene respinta, con la commissione che affonda l’ipotesi di revisione al volo. I deputati di FdI cercano di convincere il PD a rinunciare all’ostruzionismo, ma le richieste di modifica superano quota 1.200, rendendo inevitabile l’approvazione del testo tramite fiducia in aula.
In un clima di crescente incertezza, la maggioranza punta sulla seconda e ultima opzione disponibile: il decreto stralcio. Questo provvedimento parallelo mira a rimuovere esclusivamente il passaggio controverso riguardante gli avvocati, consentendo di lavorare sulle norme attuative, senza alterare il resto del decreto. Tuttavia, c’è il rischio concreto di un ritorno fatale del testo originale al Senato prima della scadenza del 25 aprile. Anche se riesce a ottenere il consenso presidenziale, per il governo si profila una prova molto negativa.