Controlli alle frontiere con la Spagna fino al 15 agosto, Piantedosi cita rischi di infiltrazioni terroristiche

13.08.2026 16:05
Controlli alle frontiere con la Spagna fino al 15 agosto, Piantedosi cita rischi di infiltrazioni terroristiche

Il ministro dell’Interno riferisce al Comitato Schengen e rivela le valutazioni del dossier sicurezza alla base della decisione del governo. Primo bilancio dei controlli: tre arresti e 21 respingimenti, riporta Attuale.

Non si tratta di una scelta politica contro la Spagna, ma di una decisione fondata su valutazioni di sicurezza. È quanto sostiene il governo italiano davanti al Parlamento, un ragionamento che ha portato al ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con Madrid dopo la crisi migratoria di Ceuta.

In audizione davanti al Comitato Schengen della Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che la misura si basa su un dossier elaborato dal Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, evidenziando «elevati profili di rischio per la sicurezza interna», legati anche alla possibilità di «potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Il titolare del Viminale ha assicurato che i controlli saranno confermati almeno fino al 15 agosto.

Piantedosi: «Elevati profili di rischio»

Ripercorrendo quanto accaduto tra il 30 e il 31 luglio, Piantedosi ha ricordato che l’enclave spagnola di Ceuta è stata colpita da «un improvviso e consistente afflusso irregolare di circa 72 mila cittadini di Paesi terzi», un numero impressionante considerando che la popolazione di Ceuta è di circa 83 mila persone.

Questo afflusso ha provocato «83 vittime accertate» secondo le autorità spagnole, mentre alcune fonti riportano un bilancio effettivo superiore ai 140 morti. Per il ministro, «qualsiasi narrazione che descriva la situazione come sotto controllo si scontra con la realtà dei fatti» e «il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid, ma nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata».

È in questo contesto che il 31 luglio è stato convocato il Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere. Le informazioni condivise hanno evidenziato «elevati profili di rischio» per la sicurezza interna, in relazione a possibili spostamenti incontrollati di cittadini di Paesi terzi, che non escludono potenziali infiltrazioni terroristiche. Diverse fonti segnalano inoltre come alcune aree del Marocco siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista.

Questo è ciò che ha reso necessario «un immediato intervento del Governo a tutela della sicurezza interna, attraverso il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne con il Regno di Spagna».

Perché i controlli resteranno almeno fino al 15 agosto

I presupposti che hanno portato alla decisione italiana non sono ancora venuti meno. «Le stesse autorità spagnole hanno segnalato la possibilità di un nuovo tentativo di ingresso di massa per il prossimo 15 agosto», ha affermato, spiegando che il rischio è accentuato da «mirate campagne via social che indirizzano decine di migliaia di cittadini extra Ue verso Ceuta».

Questa situazione ha spinto anche il Marocco ad attuare un rafforzamento delle misure di sicurezza intorno all’enclave. «Non è possibile escludere il rischio che ulteriori mobilitazioni possano essere sfruttate per attività di radicalizzazione o reclutamento», ha avvertito il Viminale. Pertanto, «la decisione di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e solo dopo aver escluso completamente rischi per la sicurezza dell’Italia».

La replica a Madrid: «Non è una misura contro la Spagna»

Piantedosi ha respinto le accuse del governo Sánchez, che aveva definito la scelta italiana una decisione politica. «Ribadisco che la nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne non è stata rivolta contro la Spagna o un altro partner. Non c’è stata alcuna azione ostile nei confronti della Spagna, con cui abbiamo storici legami di amicizia», ha affermato.

Si tratta di «una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli». Ha anche osservato che, mentre l’iniziativa dell’Italia si basa su solide basi oggettive e sull’attività di controllo, la sospensione operata dalle autorità di Madrid corrisponde a una logica sostanzialmente ritorsiva.

Il precedente degli altri Paesi Ue

Il ministro ha sottolineato la piena conformità della misura al diritto europeo, evidenziando che «il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è stato attivato centinaia di volte negli anni da diversi Paesi europei». Ha citato, tra gli altri, Francia, Germania, Austria, Danimarca, Olanda, Polonia, Svezia e Norvegia, osservando che è sorprendente che, di fronte a questa misura generalizzata e ormai di fatto permanente in altri Paesi, non ci siano state reazioni simili a quelle sviluppate contro l’Italia.

«Non possono esistere Paesi europei con un diritto maggiore di altri a proteggere la propria sicurezza nazionale», ha concluso.

Tre arresti e 21 respingimenti

In audizione, Piantedosi ha fornito un primo bilancio dell’attività dal varo dei controlli, il primo agosto. «Dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna abbiamo effettuato tre arresti e respinto 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini». Ha chiarito che i controlli si basano «sull’analisi del rischio e sulle informazioni di polizia», rivolti ai cittadini extra Ue e sono effettuati «nella proporzionalità, senza alcun aggravio burocratico» né effetti sui flussi turistici tra i due Paesi.

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