Corruzione nella sanità in Sicilia: tutti rinviati a giudizio tranne Cuffaro
Roma, 15 maggio 2026 – Tutti gli imputati dell‘inchiesta sulla corruzione nella sanità in Sicilia sono stati rinviati a giudizio. La decisione è stata presa dalla gup di Palermo Ermelinda Marfia dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, accogliendo così la richiesta della Procura. L’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro ha patteggiato una pena di tre anni convertiti in lavori di pubblica utilità, mentre Ferdinando Aiello ha scelto il rito abbreviato. Tra gli imputati rinviati a giudizio figurano l’ex direttore generale dell’ospedale Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e l’ex segretario del governatore, Vito Raso, riporta Attuale.
Secondo l’accusa, l’ex governatore e i suoi coindagati hanno manipolato il concorso per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Il procedimento giudiziario si estende anche a un appalto gestito dall’Asp di Siracusa, dove sono accusati di traffico di influenze Mauro Marchese e Marco Dammone, della Dussman srl, insieme a Roberto Spotti, legale rappresentante della società, e Sergio Mazzola, imprenditore di Belmonte Mezzagno, titolare della ditta Euroservice. Per l’azienda Dussman, la gup ha deciso di non procedere. La prima udienza si terrà il prossimo 7 settembre davanti alla terza sezione del Tribunale.
Cuffaro torna quindi in libertà, con terminazione dei domiciliari a cui era soggetto da giugno. Nell’accordo con i pm, ammesso oggi dal gip, si stabilisce che dovrà risarcire 7.500 euro per danno all’immagine sia al nosocomio che all’azienda sanitaria siracusana. Cuffaro ha potuto sostituire la pena detentiva con lavori di pubblica utilità e il gip ha imposto un divieto di contatti con soggetti in cariche politiche e legislative. I pm Claudio Camilleri e Maurizio Zoppi hanno sostenuto l’accusa in giudizio.
Il patteggiamento di Cuffaro (tre anni, di cui cinque mesi già scontati) per corruzione e traffico di influenze illecite in questa inchiesta non era scontato. La Gip Ermelinda Marfia avrebbe potuto rigettarlo considerandolo “non congruo”, ma ha accolto la richiesta, chiudendo così la vicenda giudiziaria per l’indagato e ordinando la revoca degli arresti domiciliari, dove l’ex presidente si trovava da dicembre. Questo nonostante i precedenti di Cuffaro, che aveva già scontato quasi sei anni di carcere per una condanna legata al processo sulle Talpe alla Procura di Palermo e sette anni per rivelazione di segreti delle indagini, entrambi aggravati dalla collusione con Cosa nostra.
Eventi risalenti ai primi anni Duemila non hanno influito sulla decisione odierna, in cui l’ex presidente della Nuova DC, tornato in politica dopo la riabilitazione, ha nuovamente compiuto illeciti, “aggiustando” un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari presso l’ospedale Villa Sofia-Cervello e intervenendo in alcuni appalti dell’Azienda Sanitaria di Siracusa riguardanti servizi di lavanderia e ausiliariato, per cui è accusato di traffico di influenze illecite. Secondo l’accusa, Cuffaro sarebbe ritornato in politica per influenzare gare pubbliche e affari, ma sia il tribunale del riesame che parzialmente la Cassazione hanno ridotto l’impatto di queste accuse, sollevando questioni tecniche sull’utilizzo delle intercettazioni e annullando varie contestazioni.