Sette ore in acque gelide per un chilo d’oro: la sfida di Zakharia Bloom nel Mare di Bering

29.07.2026 14:35
Sette ore in acque gelide per un chilo d'oro: la sfida di Zakharia Bloom nel Mare di Bering

Alla ricerca dell’oro nel Mare di Bering: la sfida di Zakharia Bloom tra i sogni e la realtà

POINT HOPE (ALASKA NORD-OCCIDENTALE) – Zakharia Bloom, 38 anni, ha lasciato il suo lavoro di consulente finanziario nella Carolina del Sud e si è trasferito a Nome con la fidanzata Emily, in cerca di fortuna nei fondali marini dell’Alaska. “Amo cercare l’oro in questa che chiamano l’ultima frontiera dell’Alaska”, afferma Bloom, sottolineando la libertà di operare senza burocrazia e fideicommissi, a patto di mantenere la parola data. Il suo sogno, alimentato da film sugli avventurieri del XIX secolo, si è concretizzato su una chiatta dove i cercatori moderni setacciano il fondo del mare di Bering, in un contesto ben più complesso di quanto si potesse immaginare, riporta Attuale.

I metodi di estrazione sono rudimentali; la chiatta è dotata di una piccola cabina, due motori fuoribordo e pompe per aspirare il materiale dal fondo marino, che viene poi setacciato per separare l’oro dalla sabbia. Bloom e un gruppo di subacquei lavorano a una profondità di 5-6 metri, affrontando temperature vicino allo zero per ore. “Alla fine della giornata sei esausto,” commenta Bloom, descrivendo le difficoltà fisiche e il freddo pungente.

Le aspettative di guadagno sono incerte e dipendono dalla fortuna e dalla disponibilità di licenze per scavare in aree promettenti. “Il mio contratto stabilisce che il 40% del ricavato va al proprietario della chiatta,” spiega Bloom, “ma abbiamo guadagnato circa 10.000 dollari netti in due mesi, ricavando quasi un chilo d’oro.” Nonostante i rischi e le sfide, prefisce proseguire in libertà piuttosto che accontentarsi di uno stipendio in un ufficio.

A Nome, la memoria della storica “Febbre dell’Oro” degli anni Ottanta del XIX secolo è ancora viva, quando migliaia di pionieri si affollarono in cerca di fortuna. Durante quel periodo, la popolazione passò da piccole lanterne Inuit a oltre 20.000 cercatori, raggiungendo i 60.000 all’inizio del XX secolo. La città divenne un fiorente centro di attività economica, ma non senza conseguenze: molte storie di successo si alternarono a fallimenti e disillusioni.

Oggi, a Point Hope, il sindaco mostra i resti di un sottomarino artigianale che testimoniano tentativi falliti di esplorazione sottomarina; un esempio di come la frenesia dell’oro continui a generare vicende e sogni. Le memorie degli Inuit e il rispettoso utilizzo delle risorse della natura, da secoli parte integrante della loro cultura, coesistono con le aspirazioni dei nuovi cercatori d’oro.

La sfida di Bloom e dei suoi compagni svela una nuova dimensione della ricerca di oro, un viaggio non solo per la ricchezza materiale, ma anche un’avventura che rievoca il passato storico di questo remoto angolo dell’Alaska.

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