Cosa attende la Russia dopo le elezioni parlamentari: nuova mobilitazione e attacchi ibridi in Europa?

22.09.2026 18:05
Cosa attende la Russia dopo le elezioni parlamentari: nuova mobilitazione e attacchi ibridi in Europa?

La Russia potrebbe preparare una nuova mobilitazione e intensificare gli attacchi ibridi dopo le elezioni

Dopo la vittoria del suo partito alle elezioni parlamentari del fine settimana, ci si aspetta che il presidente russo Vladimir Putin torni a concentrarsi sull’Ucraina, con due potenziali strategie: una nuova mobilitazione per aumentare le truppe sul campo e un incremento degli attacchi ibridi contro i paesi della NATO in Europa, riporta Attuale.

Il dibattito sulla possibilità di una mobilitazione è in corso da mesi. Si prevede che, una volta superate le elezioni, Putin possa costringere il reclutamento di centinaia di migliaia di giovani uomini, con l’obiettivo di sfondare definitivamente le difese ucraine.

In precedenza, la Russia aveva già ordinato una “mobilitazione parziale” di oltre 300mila riservisti nel 2022, nelle fasi iniziali dell’invasione dell’Ucraina. Da allora non ci sono state nuove mobilitazioni, e le forze armate russe hanno fatto affidamento su prigionieri o volontari attratti da generose retribuzioni, spesso costretti a unirsi.

L’offensiva russa nel Donbas è stagnante da mesi, suggerendo che l’esercito russo necessiti di rinforzi per conquistare l’area, come desiderato da Putin. Tuttavia, è incerta l’implementazione di una mobilitazione generale; il regime potrebbe optare per misure più selettive, mirando a determinate regioni o categorie, portando a un incremento graduale di reclutamenti forzati. Nel frattempo, migliaia di russi stanno già lasciando il paese, temendo di essere arruolati.

Le difficoltà russe al fronte si collegano all’aumento degli attacchi ibridi contro l’Europa, caratterizzati da azioni violente che non raggiungono la soglia di una guerra aperta. Negli ultimi mesi, tali attacchi, attribuiti alla Russia, sono notevolmente aumentati, inclusi droni esplosivi a Lipsia e sabotaggi sistematici in Olanda. Le incursioni di droni nei paesi europei e della NATO sono ora una costante.

Recentemente, diversi leader europei hanno avvertito che gli attacchi ibridi russi potrebbero aumentare in ampiezza e pericolo. Donald Tusk, primo ministro polacco, ha avvertito che nei prossimi mesi la Russia potrebbe dare il via ad attacchi sul territorio della NATO. Emmanuel Macron ha confermato queste preoccupazioni, convocando i leader dei principali partiti francesi per discutere della crescente minaccia russa. Dopo questo incontro, Guillaume Lacroix, leader del Partito Radicale di Sinistra, ha descritto il sentimento di vertigine provato dai partecipanti.

In seguito alla riunione, Marine Le Pen e Jordan Bardella, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, hanno emesso un comunicato decisamente critico nei confronti della Russia, affermando di non tollerare che Mosca tenti di influenzare la politica francese mediante intimidazioni. Questa posizione è particolarmente sorprendente, dato il passato del partito con relazioni favorevoli alla Russia.

Oltre a Tusk e Macron, anche il premier neerlandese Rob Jetten e il presidente finlandese Alexander Stubb hanno sollevato preoccupazioni sui gravi rischi derivanti dall’attività russa.

Anche se è incerto quali azioni la Russia possa intraprendere, le preoccupazioni riguardo a possibili attacchi con droni o sabotaggi continuano a crescere. Leader europei avvertono che un’escalation russa potrebbe mirare a testare l’unità della NATO; qualora un paese membro fosse attaccato e non vi fosse una risposta uniforme, la NATO rischierebbe di trovarsi in una crisi profonda.

In questo contesto, i leader dei Paesi Baltici esprimono la necessità di mantenere la calma, avvertendo di non creare allarmismi infondati che potrebbero minacciare le loro economie.

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