Incidenti di sicurezza: esperti avvertono sui rischi strutturali dopo la tragedia di Crans-Montana
Roma, 17 gennaio 2026 – In seguito all’incendio avvenuto a Crans-Montana la notte del 31 dicembre 2025, esperti di sicurezza antincendio, Gianluigi Guidi e Giovanni Cocchi, mettono in discussione la credibilità delle norme attuali. “Essere in regola non significa essere sicuri”, affermano, sottolineando come, nonostante esistano regolamenti precisi, tragedie come questa continuano a verificarsi, riporta Attuale.
L’Italia, storicamente tra i Paesi con il minore numero di vittime da incendio in rapporto alla popolazione, potrebbe essere fuorviata da questa percezione, avvertono gli esperti. Essi evidenziano come la vera minaccia sia legata all’evoluzione dei materiali e ai contesti di grande affollamento, piuttosto che alle sole normative. “Se un locale è considerato ‘a norma’ non significa necessariamente che la sicurezza sia garantita per il pubblico”, afferma Cocchi, che fa riferimento a come le normative italiane differiscano da quelle svizzere ma mantengano un principio simile: la classificazione delle attività non tiene conto del rischio reale rappresentato dalle persone presenti e dalla loro gestione.
Una questione centrale riguarda la discrepanza tra la normativa e la realtà operativa. Cocchi spiega: “Se i tavoli vengono spostati e si balla ‘di fatto’ senza una pista dedicata, il locale potrebbe sfuggire alle normative, pur essendo soggetto a medesimi rischi e affollamenti”. Guidi, ex funzionario dei vigili del fuoco e protagonista nel caso della Lanterna Azzurra, concorda: “Un locale può apparire in regola mentre, in caso di emergenza, non garantisce una gestione sicura”.
Il rischio di incidenti aumenta in luoghi affollati, dove, afferma Guidi, a causa dei materiali moderni e della variazione nella progettazione, i pericoli sono molto più elevati rispetto a un tempo. “I materiali leggeri e sintetici accelerano lo sviluppo del fuoco”, spiega, ponendo in evidenza che il sistema normativo è basato su un mondo che non esiste più.
In Italia, la responsabilità del controllo della sicurezza è in capo ai gestori delle attività. Cocchi chiarisce: “Non è l’autorità di controllo a cercare il locale, ma è il titolare che deve attivare le procedure di prevenzione incendi”. La mancanza di una registrazione ufficiale da parte di un locale comporta che le autorità possano non essere a conoscenza della sua esistenza, rendendo difficile l’attuazione dei controlli necessari. “Se non dichiari un locale, di fatto non esisti amministrativamente”, aggiunge Guidi.
Le normative attualmente in vigore in Italia, come il ‘mini-codice’ del 2021, offrono requisiti minimi che non necessariamente tutelano adeguatamente i frequentatori, specie se il locale conta centinaia di persone. “Il mini-codice protegge i lavoratori e non gli occupanti”, sottolinea Guidi, evidenziando come un gestore possa considerarsi conforme alle norme, pur essendo responsabile di situazioni ad alto rischio.
Un tema cruciale è l’approccio verso la gestione dell’emergenza. Guidi propone un cambiamento di prospettiva da una semplice categorizzazione delle attività a una gestione concreta basata sull’affollamento. “Quando si superano le cento persone in un locale, deve essere eseguito uno studio serio dell’emergenza, indipendentemente dal fatto che si tratti di un bar, ristorante o discoteca”, afferma. Inoltre, raccomanda che la gestione delle emergenze deve essere adeguatamente pianificata e non può essere vista semplicemente come un obbligo burocratico.
Ciò che emerge da quest’analisi è la necessità di un approccio più rigoroso e consapevole da parte dei gestori rispetto alla sicurezza in situazioni di affollamento, dove la prevenzione deve diventare una priorità attiva per evitare incidenti futuri. “Finché la sicurezza è considerata solo un adempimento burocratico, il problema non sarà risolto”, conclude Cocchi.
Che disastro, sembra che la sicurezza venga sempre trascurata! È inquietante sapere che i locali possano essere considerati a norma ma non garantire la sicurezza. Dovrebbero esserci controlli più severi! Non si può rischiare la vita solo perché un posto è “in regola”!!! È ora di prendere sul serio la sicurezza, non basta mettere un’etichetta e chiudere un occhio.