Trump ordina il ritorno delle catapulte a vapore per le portaerei, costi miliardari previsti

14.08.2026 21:25
Trump ordina il ritorno delle catapulte a vapore per le portaerei, costi miliardari previsti

Trump ordina il ritorno delle catapulte a vapore per le portaerei, nonostante i costi elevati

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di ripristinare l’uso delle catapulte a vapore sulle portaerei americane, abbandonando le catapulte elettromagnetiche degli ultimi modelli, come la classe Gerald R. Ford. Questa scelta, comunicata in un memorandum sulla sicurezza nazionale, avviene nonostante le obiezioni espresse dai vertici della Marina riguardo ai costi e all’efficacia. A seguito di recenti perdite di droni in Iran, questa manovra solleva interrogativi sulla capacità degli Stati Uniti di mantenere e rinnovare le proprie scorte, riporta Attuale.

La decisione di Trump, che si applicherà dalla quarta nave della classe, la futura Doris Miller, implica costi potenzialmente miliardari. Le prime tre navi della classe, ovvero la Ford, la John F. Kennedy e l’Enterprise, continueranno a utilizzare il sistema elettromagnetico. Trump sostiene di aver preso questa decisione dopo avere avuto dubbi sull’elettrificazione del sistema, emersi durante una conversazione con un ufficiale della Marina nel 2017.

Il cambiamento tecnologico si annuncia complesso. Le portaerei della classe Ford sono state progettate con un focus sull’alimentazione elettrica; per tornare alle catapulte a vapore, sarebbero necessari ampi lavori di riprogettazione e la reintroduzione di infrastrutture eliminate. Inoltre, la Marina ha evidenziato come le catapulte elettromagnetiche permettano un lancio più rapido di aerei. Fino ad ora, sulla Ford sono stati effettuati quasi 37 mila lanci con questa tecnologia. Anche General Atomics, produttore del sistema, ha espresso preoccupazione e ha invitato il presidente a riconsiderare la sua scelta, avvertendo che cambiare a questo stadio comporterebbe rischi significativi in termini di costi e integrazione, visto che i lavori per la Doris Miller sono già all’80%.

Nel frattempo, la Cina ha già implementato catapulte elettromagnetiche sulle sue portaerei più recenti, mentre la Francia prevede di fare altrettanto con la sua nuova nave. Il memorandum di Trump non si limita alle catapulte: chiede anche maggiori investimenti nella cantieristica americana, la creazione di un nuovo cantiere pubblico per la manutenzione dei sottomarini e la realizzazione di un centro per i pezzi di ricambio, sottolineando la necessità di rafforzare una base industriale considerata strategica.

La situazione si complica ulteriormente per gli Stati Uniti, che affrontano un alto numero di perdite nelle loro operazioni contro l’Iran. Si stima che almeno 45 droni MQ-9 Reaper siano stati persi nello Stretto di Hormuz, un numero che rappresenta circa un quarto della flotta. Il valore di un Reaper si aggira tra i 30 e i 50 milioni di dollari, il che implica perdite potenzialmente superiori a 1,3 miliardi di dollari. La vulnerabilità di questi velivoli è accentuata dalla loro bassa velocità e dall’impiego spesso a bassa quota, che li espone alle difese iraniane e alle forze alleate dell’Iran in Yemen e Iraq.

Le perdite di droni contribuiscono a un aumento della pressione sulle scorte americane. Nei primi giorni di guerra, gli Stati Uniti hanno utilizzato oltre 850 missili Tomahawk e più di mille intercettori Patriot e Thaad. Anche se il Pentagono nega eventuali carenze, l’amministrazione Trump ha richiesto al Congresso 67 miliardi di dollari aggiuntivi per finanziare il conflitto e rimpiazzare le riserve. Prima del conflitto, gli Stati Uniti disponevano di 185 droni Reaper, cifra già scesa a circa 135 a maggio. A lungo termine, è previsto che il Reaper venga sostituito da droni più economici e progettati per operazioni di massa.

Resta da vedere come gli Stati Uniti affronteranno il problema delle scorte, poiché il ripristino delle stesse potrebbe richiedere anni. Attualmente, la capacità produttiva dei missili Thaad è di 96 esemplari all’anno, mentre il Pentagono prevede di necessitarne 857 per il 2027 e quasi 2.600 nei cinque anni successivi. Secondo l’American Enterprise Institute, al ritmo attuale ci vorrebbero circa 27 anni per soddisfare questa domanda, sollevando ulteriori preoccupazioni sulla vulnerabilità delle forze americane, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da conflitti prolungati come quello in Ucraina e ora anche con l’Iran.

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