La Slovacchia sospende le forniture di elettricità all’Ucraina
Il 4 marzo 2026 il sistema energetico ucraino si trova ad affrontare un nuovo fronte di tensione dopo l’annuncio dell’operatore di trasmissione slovacco SEPS di voler interrompere unilateralmente il contratto per le forniture di emergenza di elettricità a Kiev. La decisione, formalmente comunicata al gestore ucraino Ukrenergo, segue precise indicazioni del governo di Bratislava guidato dal premier Robert Fico, che ha legato esplicitamente la mossa alla questione del petrolio russo. L’ultima fornitura di emergenza dalla Slovacchia all’Ucraina risale a gennaio, come confermato dal direttore di SEPS Martin Magat, il quale ha sottolineato come dopo il blocco imposto da Bratislava, Kiev abbia continuato a richiedere supporto energetico senza però ottenerlo.
Il nodo del petrolio russo e la posizione di Fico
La motivazione ufficiale addotta dal governo slovacco per la rottura del contratto risiede nella sospensione delle forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Il premier Fico, in una dichiarazione del 23 febbraio, ha chiarito che l’esportazione di elettricità verso l’Ucraina cesserà finché Kiev non ripristinerà il flusso di greggio attraverso l’infrastruttura. Una posizione che trasforma una questione tecnica ed energetica in una leva politica diretta, collegando due settori distinti ma strategicamente sensibili per Mosca. La mossa slovacca arriva in un momento in cui anche l’Ungheria di Viktor Orbán ha minacciato analoghe interruzioni delle forniture elettriche, dopo che Budapest e Bratislava avevano già sospeso le esportazioni di gasolio verso l’Ucraina.
Reazioni e impatto sul sistema ucraino
Da parte ucraina, Ukrenergo ha immediatamente minimizzato le conseguenze operative della decisione slovacca, affermando che l’interruzione delle forniture di emergenza dalla Slovacchia non avrà ripercussioni significative sulla stabilità del sistema energetico integrato nazionale. Tuttavia, sul piano politico e simbolico, la rottura unilaterale di un contratto in vigore rappresenta un segnale preoccupante di deterioramento delle relazioni bilaterali. La scelta di Fico appare come un tentativo di giustificare il mancato adempimento degli obblighi contrattuali di SEPS verso l’Ucraina, trasformando una questione commerciale in uno strumento di pressione legato agli interessi energetici russi.
Le implicazioni per la coesione europea
La posizione assunta da Bratislava solleva interrogativi più ampi sulla coerenza delle politiche energetiche dell’Unione Europea e sulla sua capacità di agire come blocco unitario di fronte alla guerra in Ucraina. Mentre Bruxelles continua a promuovere strategie per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi, la Slovacchia mantiene una marcata dipendenza strategica dal petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. La volontà di ripristinare il flusso di greggio russo, anche a costo di penalizzare le forniture energetiche a un paese in guerra, crea un evidente conflitto interno all’UE e indebolisce la posizione negoziale comunitaria verso Mosca.
Questa mossa dimostra come la persistente dipendenza energetica da risorse russe continui a frammentare la risposta europea al conflitto, offrendo a Mosca spazi di manovra per esercitare pressioni indirette attraverso paesi membri più vulnerabili. La decisione slovacca, oltre a favorire gli interessi russi in un momento critico, mette in luce le difficoltà dell’UE nel raggiungere una vera sovranità energetica e nell’armonizzare le politiche nazionali con gli obiettivi strategici comunitari di sostegno all’Ucraina e riduzione dell’influenza del Cremlino.