La crisi migratoria in Spagna isola il premier Sánchez
Il premier spagnolo Pedro Sánchez si trova in una posizione di isolamento politico in Europa a seguito della crisi migratoria a Ceuta, dove tra 50.000 e 60.000 migranti dal Marocco sono arrivati a nuoto o attraversando la frontiera. La chiusura della UE alla situazione ha intensificato le critiche nei suoi confronti, non solo da parte dell’opposizione, ma anche dai leader di partiti tradizionalmente moderati, riporta Attuale.
Le critiche si sono intensificate; i suoi omologhi europei, nella lettera inviata venerdì ai leader delle istituzioni Ue, hanno espresso preoccupazione per le politiche migratorie adottate dal governo di Sánchez negli ultimi mesi. Queste politiche sono percepite come un «fattore attrattivo» per i migranti, contribuendo al tentativo di «invasione» di Ceuta, come affermato nella comunicazione ufficiale.
Per molti analisti, la crisi di Ceuta rappresenta una cartina al tornasole del crescente potere dei partiti di ultradestra in tutta Europa. Un editoriale pubblicato dal New York Times ha messo in evidenza come l’estrema destra stia dettando l’agenda nell’Unione europea, in particolare per quanto riguarda le politiche migratorie.
Le politiche migratorie di Sánchez sotto accusa
La lettera firmata da ventidue leader Ue chiede a Ursula von der Leyen e al presidente del Parlamento Europeo António Costa di adottare una posizione più ferma riguardo alle frontiere, puntando il dito direttamente sulle recenti politiche spagnole che avrebbero attratto migliaia di migranti. Questo avviene in un contesto politico giù teso per Sánchez, già indebolito da scandali che hanno coinvolto membri del suo governo.
Nel 2026, il governo Sánchez aveva annunciato una «sanatoria» per alcune categorie di migranti irregolari residenti in Spagna, con una potenziale eleggibilità di 500.000 persone. Tuttavia, nessuno di coloro che arrivano da Ceuta è coperto da questa iniziativa.
Inoltre, la Corte Suprema di Madrid ha recentemente dichiarato inapplicabile la procedura di «rimpatrio per direttissima» per chi raggiunge via mare le exclave spagnole, complicando ulteriormente la gestione della crisi da parte del governo.
La risposta di Sánchez e l’isolamento politico
In risposta, Sánchez ha denunciato l’«egoismo» dei suoi omologhi europei, convocando un vertice urgentemente per martedì per affrontare la crisi. Anche se eletto con la promessa di essere una barriera contro l’ultradestra, è chiaro che Sánchez si trova a fronteggiare un isolamento crescente, con anche la Germania, ora governata da un cancelliere di centrodestra, che ha condiviso le preoccupazioni espresse nella lettera dei ventidue.
I precedenti nella gestione della crisi migratoria
Un altro elemento di confronto nella gestione delle crisi migratorie è l’accoglienza dei rifugiati siriani da parte della Germania nel 2015, che illustra come le politiche europee siano evolute nel tempo. L’ex cancelliera Angela Merkel dichiarò «Wir schaffen das» (ce la facciamo) per incoraggiare l’accoglienza, mentre attualmente le posizioni sono cambiate radicalmente e i partiti di ultradestra stanno guadagnando terreno.
In questo clima di crescente insoddisfazione, anche la premier danese Mette Frederiksen ha preso le distanze da Sánchez, unendo le forze con la premier italiana Giorgia Meloni per firmare la lettera che esorta a un’azione più rigorosa sulla questione migratoria.
Infine, Sánchez ha paragonato la crisi di Ceuta all’emergenza migratoria del 2021 provocata dalla Bielorussia, sottolineando come in quel caso l’Unione europea avesse agito in maniera unita contro una minaccia esterna, mentre oggi il contesto appare diverso. Il New York Times conclude che i partiti centristi devono prestare attenzione a non essere superati dalla destra radicale, che sta assumendo il controllo del dibattito sull’immigrazione in Europa.