Crisis nei corsi di italiano per genitori stranieri: mancanza di risorse e spazi nelle scuole

26.09.2026 03:25
Crisis nei corsi di italiano per genitori stranieri: mancanza di risorse e spazi nelle scuole

Il governo italiano interviene per migliorare l’istruzione degli adulti immigrati

Roma, 26 settembre 2026 –“Non si possono fare le nozze con i fichi secchi”. In seguito all’approvazione del nuovo Decreto Scuola, Paolo Farina, vicepresidente della Rete Italiana Istruzione degli Adulti (Ridap) e dirigente scolastico del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti della provincia di Barletta-Andria-Trani (Cpia Bat), esprime preoccupazioni in merito alle difficoltà esistenti. “Siamo, ovviamente, favorevoli al potenziamento dell’alfabetizzazione degli stranieri. Ma – spiega – è una missione che portiamo avanti tutti i giorni misurandoci già con difficoltà che non si possono nemmeno lontanamente immaginare”, riporta Attuale.

Per affrontare queste problematiche, il governo ha istituito un fondo dedicato, finanziato con 3,4 milioni di euro nel 2027 e circa 14 milioni di euro annui a partire dal 2028. Con tali risorse, l’Esecutivo intende migliorare le condizioni di accesso e partecipazione per lavoratori e studenti.

I genitori stranieri di alunni con gravi problemi di inserimento scolastico e deficit linguistici, segnalati dai servizi sociali, saranno obbligati a frequentare corsi gratuiti di italiano fino al raggiungimento del livello A2, pena una sanzione amministrativa che varia da 200 a 1000 euro. Ciò porterà a un ulteriore afflusso nei Cpia, già presi d’assalto e che, secondo i dati della Ridap, contano oltre 260.000 iscritti e 31.000 studenti in lista d’attesa. La domanda risulta particolarmente alta per i corsi di italiano A1 e A2, con 136.000 partecipanti. “Ora vogliono mandare più gente ai Cpia, e dove li mettiamo?” si chiede Farina.

In Emilia-Romagna, una delle regioni più colpite dalle liste d’attesa, i Cpia hanno perso strutture, passando da 12 a 11 a causa dell’accorpamento. “Le liste d’attesa nascono da due fattori: sedi non adeguate e organico insufficiente,” afferma Emilio Porcaro, presidente Ridap e dirigente del Cpia 2 Bologna. Finora, il ministero non ha comunicato tempistiche chiare per l’imminente incremento di studenti, lasciando incertezza se le attuali risorse saranno sufficienti.

La carenza di sedi è un problema critico. Pochissimi Cpia hanno una propria sede dedicata. “Facciamo lezione all’interno di scuole medie o superiori con tutti i problemi che questa promiscuità comporta,” spiega Porcaro. Spesso le aula sono disponibili solo nel pomeriggio, con limitazioni che impediscono l’uso ottimale degli spazi.

Oltre alla mancanza di sedi adeguate, la situazione dell’organico non è migliore. “Una scuola con mille iscritti ha mediamente 130 professori, mentre io l’anno scorso ne avevo 69 per 3.000 iscritti su 10 comuni e due sezioni carcerarie”, sottolinea Farina. “In Italia ci sono meno di 800 docenti specializzati per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, il che significa che i 130 Cpia hanno in media cinque o sei docenti, ma in molti casi meno.”

In aggiunta, le criticità nella frequenza dei corsi rappresentano un ulteriore ostacolo. “Il mio Cpia ha organizzato ‘l’aula tata’ per supportare le donne straniere con neonati, ma è una nostra iniziativa gestita da ex alunne,” afferma Farina. La lontananza delle sedi è un’altra barriera: “Non in tutti i Comuni esiste un Cpia e, quando i corsi finiscono alle 20, non sempre ci sono mezzi per tornare. Per molti disoccupati, questo diventa un muro insormontabile.”

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