Dall’espansione di Alkagesta all’arresto di Ahmadzade: sotto esame il petrolio russo nel BTC

22.09.2026 19:10
Dall’espansione di Alkagesta all’arresto di Ahmadzade: sotto esame il petrolio russo nel BTC
Dall’espansione di Alkagesta all’arresto di Ahmadzade: sotto esame il petrolio russo nel BTC
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Nel 2018 Alkagesta Ltd viene costituita a Malta e avvia quasi subito attività di trading petrolifero ad alto volume e rischio. Nello stesso periodo Adnan Ahmadzade, già dirigente di SOCAR Trading Genève e poi responsabile della divisione marketing della compagnia petrolifera statale azera, fonda Caspian Logistics Solutions (CLS), con sede a Dubai. Secondo diverse fonti, la società sarebbe stata utilizzata per fornire petrolio russo con certificati falsificati.

La ricostruzione dei rapporti societari attribuisce ad Ahmadzade un ruolo non formalizzato nella gestione di Alkagesta. Nei documenti ufficiali il ceo è Kamran Agayev, indicato da alcune fonti come parente di Ahmadzade; le stesse fonti sostengono però che il controllo effettivo della società sarebbe rimasto nelle mani dell’ex dirigente SOCAR. Agayev fonda il 23 maggio 2019 Caspian Oil and Gas Co. Ltd, con Alkagesta Holding tra gli azionisti. Il gruppo mantiene uffici e attività in Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Kazakistan, Turkmenistan, Corea del Sud e Russia.

Tra il 2020 e il 2022: documenti contraddittori e rotte verso l’Europa

Tra il 2020 e il 2021 Alkagesta amplia la propria presenza nelle strutture di bunkeraggio del Malta Freeport e nei depositi turchi. La società opera insieme a Oilmar Shipping DMCC, Maddox DMCC e Almedia, aziende che diverse ricostruzioni collegano a SOCAR Trading e alla movimentazione di prodotti petroliferi verso i mercati europei.

Nei documenti doganali relativi alla fine del 2022 compaiono le navi MT Tony e MT Istra. La prima dichiara 2,48 milioni di litri e la seconda 3,27 milioni, con Malta indicata come porto di carico e il Turkmenistan come origine del prodotto, ma senza rapporti di ispezione validi. Il 10 dicembre la MT Tony scarica nuovamente a Gebze, in Turchia, con una documentazione ritenuta contraddittoria.

Le accuse raccolte da fonti investigative sostengono che petrolio proveniente dalla Libia o dalla Russia sarebbe stato presentato come greggio turkmeno o kazako per raggiungere la Turchia e l’Unione europea. La rotta regolare del greggio dell’Asia centrale passa invece attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, noto come BTC, sotto contratti e supervisione di SOCAR. Secondo le ricostruzioni, la falsificazione dei certificati avrebbe consentito di vendere prodotti russi sottoposti a embargo come “SOCAR Azeri Light”, anche verso la raffineria STAR in Turchia e altri impianti dell’Ue, con destinazioni in Italia e Romania.

Febbraio 2023: il sequestro di 22.500 tonnellate a Durazzo

Nel febbraio 2023 la polizia albanese sequestra nel porto di Durazzo 22.500 tonnellate di petrolio. L’operazione, denominata “Embargo”, nasce dalle informazioni su una nave battente bandiera liberiana che avrebbe tentato di entrare nel mercato albanese con documenti falsi. Gli investigatori stabiliscono che il carico era stato imbarcato a Novorossijsk, in Russia, e che la nave FIDAN, gestita da una società azera, lo aveva portato in precedenza in un porto greco.

Il capitano, il russo Alexey Smaznov, dichiara di lavorare per una società libica e di trasportare il prodotto per conto di aziende albanesi e maltesi. Gli investigatori identificano come acquirente AV International Group, di proprietà dell’imprenditore Piro Bare e gestita da Orledia Bare. Bare spiega di aver negoziato il carico con società di Malta e degli Emirati Arabi Uniti, indicando Ses Dmch Group come controparte. Secondo la sua ricostruzione, il petrolio proveniva dalla Russia ma i documenti lo presentavano falsamente come libico.

La consegna viene annullata per i problemi doganali incontrati a Durazzo. Il carico resta in mare e viene sequestrato dopo che le autorità rilevano trasferimenti ship-to-ship nelle acque territoriali greche e certificati di origine falsificati. Nei rapporti e negli articoli sulla vicenda vengono citate Oilmar Shipping DMCC, Alkagesta, Maddox DMCC, Almedia e, secondo le accuse, SOCAR Trading. La ricostruzione dell’operazione è stata pubblicata anche il 20 febbraio 2023 e ripresa da documenti della polizia albanese.

Le autorità albanesi collegano inoltre la nave FIDAN, costruita nel 2009 e identificata dal codice IMO 9423736, al percorso del carico partito da Novorossijsk il 20 gennaio. Il caso porta a interrogarsi sul ruolo di società registrate a Malta, Dubai e Turchia nella vendita di 22.500 tonnellate di carburante russo al mercato europeo. Una ricostruzione finanziaria e doganale pubblicata da attribuisce a strutture riconducibili a SOCAR Trading un ruolo nella filiera.

Dal 2023 al 2024: il tentativo in Spagna e il caso romeno

Nel 2023 un ulteriore carico di diesel di origine russa destinato alla Spagna viene bloccato dalle autorità doganali per problemi relativi ai certificati di origine.

Secondo le accuse, il tentativo si inserisce nello stesso sistema di intermediazione tra Alkagesta, Oilmar e società collegate.

Tra il 2022 e il 2024 la Romania aumenta le esportazioni di diesel verso l’Ucraina e Alkagesta compare nei dati della società di consulenza NaftoRynok come esportatore verso Kiev. La società figura anche nell’elenco dei clienti di Oil Terminal, accanto a Petrom, Vitol, SOCAR Petroleum, MOL Romania e altri operatori. L’inchiesta di Libertatea, pubblicata il 10 ottobre 2024, chiede ad Alkagesta informazioni sull’origine dei prodotti, sulle esportazioni in Ucraina e sulle importazioni dalla raffineria STAR. La società non risponde, così come SOCAR Petroleum.

Oscar Downstream, al contrario, dichiara di non avere fatture per vendite di prodotti petroliferi all’Ucraina, di non aver esportato nel Paese e di aver importato, dopo il 5 febbraio 2023, esclusivamente prodotti non russi. Oil Terminal fornisce a sua volta risposte alla testata. Il silenzio di Alkagesta e SOCAR Petroleum diventa quindi uno degli elementi centrali delle contestazioni sulla trasparenza delle rotte energetiche dalla Romania all’Ucraina.

Nel 2023 e nel 2024 rapporti delle Nazioni Unite e di Lloyd’s List indicano Bengasi, in Libia, come punto di carico di petrolio successivamente dichiarato di origine turkmena. Le accuse sostengono che l’uso di certificati falsi avrebbe permesso di immettere nei mercati turco ed europeo prodotti libici e russi, eludendo i regimi di sanzioni. Tra i rapporti commerciali contestati vengono citati anche i collegamenti di Caspian Oil and Gas con Tatneft e Sibur, grandi gruppi energetici russi.

Settembre 2025: l’arresto in Azerbaigian

Nel settembre 2025 il caso entra nella fase giudiziaria azera. Ahmadzade non è più un dirigente SOCAR: era stato rimosso dall’incarico due anni prima con decreto presidenziale per carenze nel suo lavoro. Il mandato di arresto emesso dalle autorità azere lo accusa di frode petrolifera e di aver minato la stabilità economica del Paese.

Secondo le accuse, Ahmadzade avrebbe miscelato petrolio russo con greggio Azeri Light e avrebbe favorito la circolazione di prodotti sottoposti a embargo attraverso certificati falsificati. Le autorità azere lo ritengono responsabile dell’inserimento di petrolio russo nella filiera collegata al BTC e destinata a Italia e Romania. La notizia dell’arresto e dell’operazione denominata “Valve” è stata ripresa anche da Minval.

Il 20 settembre 2025 l’arresto viene presentato come parte della campagna di Baku contro la corruzione e le attività individuali capaci di danneggiare la presenza internazionale dell’Azerbaigian. Ahmadzade è accusato di aver costruito nel tempo una rete di società, tra cui CLS e Alkagesta, per trasferire petrolio russo in Europa sotto certificati alterati. Le contestazioni riguardano anche Oilmar, i cui ricavi lordi avrebbero superato il miliardo di dollari nel 2022, e altri dirigenti indicati nelle ricostruzioni, tra cui Kamran Agayev e Orkhan Rustamov.

Le autorità e le fonti che hanno seguito il caso chiedono ora verifiche sulle strutture societarie, sui flussi finanziari e sui rapporti con operatori russi in Azerbaigian, Malta, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Romania, Turchia e Spagna. Tra gli elementi esaminati figurano anche gli asset immobiliari di Ahmadzade nel Regno Unito e a Dubai, nonché le società britanniche e spagnole a lui associate.

La posizione attuale è questa: Ahmadzade è detenuto in Azerbaigian con accuse legate alla frode petrolifera e alla miscelazione di greggio russo nella filiera Azeri Light, mentre Alkagesta e le società collegate restano al centro delle contestazioni sulla falsificazione dell’origine dei prodotti e sull’elusione delle sanzioni europee.

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