Francia e l’accordo sui dazi: reazioni contrastanti
PARIGI Dopo la reazione immediata e positiva del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro François Bayrou ha comunicato il disappunto della Francia riguardo all’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea. Bayrou ha descritto questo accordo come un segnale di rinuncia, affermando: «è un giorno buio quando un’alleanza di popoli liberi si sottomette». Riporta Attuale.
La parola “sottomissione” scelta da Bayrou ha un forte peso, soprattutto in Francia, dove richiama alla mente il romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo “Sottomissione”, pubblicato nel gennaio 2015. Questo libro, uscito il giorno dell’attentato a Charlie Hebdo, ha sollevato molto scalpore. La sottomissione menzionata da Bayrou si riferisce all’Unione Europea e agli Stati Uniti, mentre quella del romanzo riguardava una futura sottomissione della Francia all’islam.
Poco prima, il ministro per gli Affari europei, Benjamin Haddad, aveva etichettato l’accordo come “squilibrato”, pur riconoscendo che allevia almeno l’incertezza. Ha sottolineato la necessità di trovare un equilibrio commerciale con gli Stati Uniti, ricordando che l’Europa è un’importatrice di servizi digitali americani. L’idea di attivare lo strumento anti-coercizione europeo è tornata in discussione, per poter tassare i servizi digitali o escluderli dai mercati pubblici.
Marc Ferracci, ministro dell’Industria e dell’Energia, ha condiviso una visione simile, dichiarando che l’accordo offre stabilità ma rimane chiaramente sbilanciato. Secondo Laurent Saint-Martin, delegato al Commercio estero, gli Stati Uniti tentano di imporre una nuova legge della giungla.
Silenzio di Macron mentre il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, che da tempo difende la fermezza nei rapporti con Washington e auspica un’autonomia strategica per l’Europa, non ha commentato la situazione. Questo silenzio è in contrasto con l’alleanza tra la tedesca Ursula von der Leyen e Merz.
Marine Le Pen ha espresso indignazione definendo l’accordo un fiasco politico, denunciando le clausole asimmetriche accettate dalla Commissione. Secondo Le Pen, un governo patriottico non avrebbe mai dovuto accettare tali compromessi, che sarebbe il risultato di una sottomissione alle pressioni sulle industrie francesi e sulla sovranità energetica e militare.
Clément Beaune, ex ministro e sostenitore di Macron, ha invece ricordato come Le Pen e i leader del suo partito avessero precedentemente adorato Trump, rendendo le loro critiche attuali tardive e inapplicate.