Maternità negata alle pallavoliste: infortunio coperto, gravidanza no

28.07.2025 18:25
Maternità negata alle pallavoliste: infortunio coperto, gravidanza no

Il caso di Asja Cogliandro, una pallavolista perugina allontanata dalla squadra dopo aver annunciato la sua gravidanza, riporta alla luce un argomento spesso trascurato e che necessita di una seria riflessione: la maternità delle atlete. Questa vicenda ha evidenziato come il tema della gravidanza nel mondo dello sport femminile continui ad essere un tabù. Asja ha raccontato di essere stata costretta a rinunciare al suo contratto e di dover restituire le mensilità pagate per l’affitto del suo appartamento, un trattamento che mette in discussione i diritti delle sportive in maternità. «Se hai un infortunio ti pagano, ma se sei incinta no», ha dichiarato la giocatrice, sottolineando come questo non sia un caso isolato, ma un problema che merita attenzione.

Reazioni ufficiali e opinioni sulle tutele per le atlete

In un comunicato, il presidente della Federazione Italiana Pallavolo, Giuseppe Manfredi, ha affermato che “la maternità è un diritto di tutti”. Tuttavia, le azioni della società di pallavolo nei confronti di Asja Cogliandro sembrano dimostrare il contrario. La necessità di un’effettiva protezione per le atlete in gravidanza è diventata più evidente, specialmente quando si osservano casi analoghi nel panorama sportivo. Da tempo, le atlete si trovano a dover affrontare un sistema che non sempre riconosce i loro diritti e necessità durante questi periodi cruciali.

Il dibattito si amplia ulteriormente con il racconto della palleggiatrice statunitense Carli Lloyd, che ha annunciato la sua gravidanza prima dell’inizio della stagione 2020-2021. Nonostante il supporto della federazione, Lloyd ha subito insulti da parte di alcuni tifosi, che hanno messo in dubbio la sua professionalità e le hanno negato il diritto di diventare madre mentre era sotto contratto.

Casi simbolici e trasformazione culturale

Un altro esempio emblematico è quello di Lara Lugli, che è stata anche citata in giudizio dalla sua società, il Volley Pordenone, per non aver dichiarato la sua intenzione di diventare madre al momento della firma del contratto. Questo episodio ha suscitato indignazione e ha portato alla nascita del fondo maternità della Fipav, istituito nel 2022, per garantire un supporto economico alle atlete durante il periodo di gravidanza e dopo la nascita dei figli. Nonostante questa innovazione, rimane un ampio margine di lavoro da fare per cambiare la percezione culturale sulla maternità nel mondo dello sport.

Situazione attuale e confronto internazionale

La questione delle madri atlete non si limita all’Italia. Priscila Heldes, una pallavolista brasiliana, ha fatto notizia giocando fino al sesto mese di gravidanza, diventando un simbolo di sfida e resilienza. In un contesto in cui le atlete sono spesso costrette a scegliere tra carriera e maternità, il caso di Asja Cogliandro evidenzia l’urgenza di un cambiamento. Le tutele per le sportive in gravidanza devono essere ampliate e migliorate, affinché siano riconosciute e rispettate come nel caso di altri professionisti.

Il riconoscimento della maternità come diritto fondamentale continua a mancare in molte discipline. Con una continua evoluzione delle normative e delle attitudini, il settore sportivo deve affrontare la sfida di garantire un ambiente di lavoro equo e rispettoso per tutte le atlete. Il diritto alla maternità deve essere integrato nelle politiche sportive, assicurando che le atlete non debbano mai scegliere tra il loro ruolo di madre e la loro carriera sportiva, riporta Attuale.

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