Ddl antisemitismo, Schlein annuncia voto contrario: Quartapelle critica la scelta del Pd

23.09.2026 21:05
Ddl antisemitismo, Schlein annuncia voto contrario: Quartapelle critica la scelta del Pd

Il ddl contro l’antisemitismo scatena nuove tensioni nel Pd

Il ddl contro l’antisemitismo, previsto per la discussione in Aula alla Camera dal 2 ottobre, si appresta nuovamente a dividere il Partito Democratico (Pd). Al centro del dibattito resta la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), contestata da una parte delle opposizioni per essere eccessivamente ampia e potenzialmente capace di limitare la libertà di critica verso Israele, riporta Attuale.

Durante un incontro del gruppo, Elly Schlein ha dichiarato che, se la maggioranza non accetterà di modificare la definizione, il Pd voterà contro. Questa posizione ha sollevato preoccupazioni tra i deputati riformisti, inclini a seguire i colleghi del Senato che avevano scelto l’astensione. Tra i critici emerge Lia Quartapelle.

Onorevole Quartapelle, il Pd sul ddl Antisemitismo alla Camera si prepara a passare dall’astensione del Senato a un voto contrario. Che giudizio dà di questa scelta?

«In un clima polarizzato, in cui il Parlamento fatica a trovare un accordo su un tema fondativo per la Repubblica, è una situazione drammatica. Mi preoccupa la nostra incapacità di rispondere all’invito di Liliana Segre. Al Senato abbiamo lavorato insieme per migliorare il testo, che è stato significativamente affinato, rimuovendo la parte più controversa riguardante la rilevanza penale delle opinioni espresse, grazie al contributo del Pd. C’è stato un grande lavoro che non dovrebbe essere sprecato.»

E ora?

«Il Pd commetterebbe un errore votando contro, creando un vantaggio alla destra, che non lo merita. Spero che si possa continuare a lavorare su quel metodo. Non dobbiamo rinnegare l’impegno fatto al Senato dal nostro gruppo.»

Se però il Pd confermerà la linea del no, cosa farà?

«Si vota secondo coscienza. Ci sono state affermazioni molto chiare di Schlein, secondo cui devono essere rispettati i convincimenti personali anche in caso di dissenso. Alcuni di noi sono stati bersaglio di una vergognosa campagna sui social media per il nostro impegno su questa legge. Immagino quindi che ci saranno affermazioni a sostegno della libertà e del convincimento che ciascuno di noi interpreta attraverso il proprio mandato parlamentare.»

C’è chi contesta la definizione IHRA nel testo per il rischio che possa limitare la libertà di critica verso Israele. Ma viene menzionata anche la libertà di critica politica e di espressione del pensiero. C’è un problema in questa legge?

«Ci rifacciamo ai principi costituzionali. La nostra Costituzione è molto liberale in merito alla libertà di critica e opinione. Ogni legge è perfettibile, considerato il lavoro di miglioramento già effettuato. Ma questa è una questione politica. Un partito come il Pd ha la capacità e la maturità di collegare il contrasto alle politiche violente di Netanyahu con la lotta all’antisemitismo in Italia. Il Pd è nato per integrare attraverso la politica questioni complesso.»

Il Pd propone di sostituire l’IHRA con la Dichiarazione di Gerusalemme, meno restrittiva.

«L’IHRA è stata adottata dal governo Conte e dal Parlamento europeo ed è un punto di riferimento in Europa in questo ambito. Anche se tutto può essere migliorato, non si tratta di un’unica impostazione italiana voluta dalla destra: è un riferimento europeo.»

Ma le due definizioni sono davvero così diverse?

«Condividono molti elementi, ma l’aspetto giuridico deve essere valutato in Parlamento. Come ha fatto il Pd al Senato, che si è astenuto senza considerare pericolosa la definizione IHRA. Nei momenti di divisione e settarismo, si corre il rischio di compromettere la democrazia. In un periodo globale estremamente delicato come quello attuale, bisogna lavorare sui valori fondanti che ci uniscono.»

Ci sono margini per una nuova trattativa con la maggioranza?

«La questione fondamentale è trovare un punto di intesa nella lotta all’antisemitismo. Non dobbiamo lasciare nessuna strada non battuta.»

Alcuni credono che il passaggio dall’astensione del Senato al possibile no della Camera possa colmare le distanze con M5s e Avs.

«Non voglio neanche pensarci. Riconosco quanto ha detto la segretaria: non ha paura di adottare una posizione discordante dagli alleati, come accaduto per la questione ucraina.»

Nei mesi scorsi ha criticato le difficoltà del Pd nel mantenere un dialogo aperto con Israele. Dopo le discussioni recenti, crede che il problema sia più evidente?

«Ho sempre sostenuto eventi e atti per isolare il governo estremista di Netanyahu. Oggi è molto complicato dialogare con la società israeliana; con il governo è impossibile. Tuttavia, per chi crede nella pace, è fondamentale insistere e cercare di avvicinare le parti, promuovendo l’idea di una coesistenza sia in Israele che in Palestina. Noi non siamo né israeliani né palestinesi, pertanto abbiamo il compito di avvicinarli.»

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