Il Decreto Sicurezza Raggiunge il Voto Finale tra Polemiche e Proteste
Oggi si chiude. A meno di cataclismi. L’affanno è l’unico compagno di viaggio rimasto alla faticosissima marcia del decreto Sicurezza, atteso in tarda mattinata al traguardo del voto finale. Un arrivo col fiato corto e un trucco di prestigio in tasca: la Camera approverà infatti il testo con dentro la “mancia” da 615 euro sui rimpatri (già bocciata dal Colle), mentre a Palazzo Chigi un Consiglio dei ministri varerà subito dopo l’antidoto per ammazzarla in culla. Fine della corsa. Con il veleno e l’antidoto in viaggio insieme verso il Quirinale. Va da sé che i contenuti, lassù, siano già noti: nell’attesa di leggere in dettaglio il testo definitivo, trapela che il nodo centrale è stato risolto. “Gli avvocati non c’entrano – spiega il sottosegretario Alfredo Mantovano –. È una norma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito. Un aiuto per risolvere le eventuali difficoltà burocratiche, un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi e si rivolge al Caf o a un qualsiasi professionista a cui viene dato mandato”, riporta Attuale.
Da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi. La soluzione al vaglio è quella di un decreto ministeriale per definire la platea dei mediatori interessati dalla faccenda. Servirà del tempo e sarà necessario aggiornare le previsioni di spesa per la “corresponsione di compensi per la prestazione professionale”. Nella stima precedente, limitata agli avvocati e ai soli rimpatri effettivi, le cifre ammontavano a 246mila euro per il 2026 e a 492mila euro annui per il biennio 2027-2028, equivalenti a 615 euro per pratica. Ora che la nuova versione estende i compensi a più figure e include anche le procedure non andate a buon fine, i costi saliranno. Tuttavia, rassicura Mantovano, “le coperture ci sono”.
Come prevedibile, le polemiche non si placano. Nella seduta fiume a Montecitorio i deputati della minoranza intervengono in massa nelle dichiarazioni di voto finali per rallentare il via libera definitivo. “Questo decreto è sbagliato, fermatevi, fermatevi – tuona Elly Schlein –, sulla sicurezza avete fallito”. Rincara Angelo Bonelli: “State parlando di questo provvedimento perché volete nascondere la grave crisi economica e sociale che non siete riusciti ad affrontare nel Paese”.
A fare da colonna sonora all’ultimo miglio della legge ci sono le proteste all’esterno della Camera. Un centinaio di manifestanti ha srotolato uno striscione per ribadire il no al decreto Sicurezza. Tra l’immancabile Bella ciao e i cori di dissenso, la piazza ha chiesto a gran voce le dimissioni dell’esecutivo. La maggioranza, dentro l’Aula ma soprattutto fuori dal Palazzo, risponde a muso duro respingendo le accuse: “Non accettiamo lezioni dalla sinistra”. “Non abbiamo fatto abbastanza, si poteva fare di più, sicuramente faremo ancora di più, ma già oggi abbiamo fatto dieci volte quello che avete fatto voi”, taglia corto Ciro Maschio (FdI). Netto Matteo Salvini: “Questo provvedimento da oggi sarà legge, con buona pace di Schlein e della sinistra”.
A rinfocolare il centrodestra interviene un elemento che sembrerebbe non entrarci nulla, se non fosse che nella politica italiana i vasi sono sempre tutti comunicanti. L’avvocato generale della Corte di giustizia europea fa sapere che il protocollo Italia-Albania è “compatibile con le normative dell’Ue relative alle procedure di rimpatrio e di asilo, a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”. Esulta la premier Giorgia Meloni: “Abbiamo perso due anni a causa di letture forzate e infondate”.
Siamo già in una lunghissima campagna elettorale e le polemiche sempre più accese saranno il pane quotidiano. Resta solo da vedere se oggi la via crucis del dl Sicurezza finirà davvero o se, in qualche modo, avrà ulteriori strascichi. Ad esempio con la Corte costituzionale che, c’è da scommetterci, sarà presto chiamata in causa. Lo conferma lo stesso presidente della Consulta, Giovanni Amoroso: “È una normativa che potrà venire in ipotesi all’esame della Corte”.