Educazione sessuale prevista dalle medie: genitori coinvolti nella nuova norma

10.06.2026 06:25
Educazione sessuale prevista dalle medie: genitori coinvolti nella nuova norma

Educazione sessuale nelle scuole italiane: polemiche e prospettive

La questione dell’educazione sessuale nelle scuole italiane ha suscitato un acceso dibattito dopo l’introduzione della legge sul Consenso informato preventivo delle famiglie. Questo provvedimento, secondo la pedagogista Loredana Perla – coordinatrice della Commissione ministeriale per la revisione delle indicazioni nazionali per il primo e secondo ciclo di istruzione, ordinaria di Didattica Generale all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – affronta un “grandissimo equivoco”. “Lo spirito della legge non è quello di vietare. La nuova norma punta a tutelare i minori e a rinsaldare il patto di alleanza con le famiglie all’insegna del principio della corresponsabilità”, riporta Attuale.

Il dibattito si accende intorno alla necessità di coinvolgere i genitori nelle attività didattiche relative all’educazione sessuale. Perla sottolinea che il rapporto scuola-famiglia è fondamentale e che la scuola non può assolvere questo compito da sola. “Mi sembra, quindi, naturale che quando si impostano progetti che hanno al centro temi delicati, la famiglia venga informata riguardo ai contenuti e alle attività che saranno svolte in aula”, afferma.

Molti critici accusano la legge di essere una forma di censura. Tuttavia, Perla ribatte che le famiglie sono frequentemente chiamate a firmare autorizzazioni per molte attività scolastiche e che l’interesse nei confronti dell’educazione sessuale non dovrebbe essere visto come oscurantismo. “Alle famiglie chiediamo firme e autorizzazioni di ogni tipo. Poi improvvisamente coinvolgerle su progetti relativi alla sfera affettiva sessuale viene visto come oscurantismo”, spiega.

La scelta di iniziare l’educazione sessuale dalle scuole medie è stata oggetto di discussione. Secondo Perla, esiste una presunzione errata di ritenere che i bambini piccoli siano pronti per affrontare tematiche complesse riguardanti l’identità di genere. “Vi è la pretesa di pensare che bambini piccoli si possano accostare a delle tematiche sull’identità di genere scelta quando devono maturare ancora le categorie mentali per poter capire le differenze di sesso”, afferma, evidenziando che corsi simili possono generare confusione nei preadolescenti.

D’altra parte, molti esperti concordano sul fatto che l’educazione sessuo-affettiva è cruciale sin dalla scuola primaria per prevenire bullismo e violenza di genere. “L’educazione sessuo-affettiva è già parte della missione della scuola. Nelle nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione, si parla specificatamente di obiettivi di sviluppo puberale, di riproduzione, di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”, afferma Perla, aggiungendo che è fondamentale promuovere il rispetto, le relazioni e l’empatia.

Infine, Perla esprime la sua speranza che le scuole riescano a costruire programmi educativi di qualità, guidati da personale qualificato e in grado di comunicare efficacemente ai genitori l’importanza della loro partecipazione. “Il mio auspicio da pedagogista è che le scuole sappiano costruire offerte colte, svolte da personale qualificato e sappiano comunicare ai genitori l’importanza della loro partecipazione”, conclude.

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