Eisenkot ricorda il figlio caduto e critica Netanyahu: «Gli israeliani non si fidano più di lui»

28.10.2026 07:55
Eisenkot ricorda il figlio caduto e critica Netanyahu: «Gli israeliani non si fidano più di lui»

Netanyahu affronta sfide politiche dopo attacchi del 7 ottobre

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha visitato ieri la tomba del figlio, Gal, ucciso nella guerra contro Hamas, precedendo il suo voto a Herzliya, nel nord di Tel Aviv. La sua pausa al cimitero si è trasformata in un momento di riflessione politica, mentre il Paese affronta le ripercussioni degli attacchi devastanti subiti il 7 ottobre 2023. Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e suo principale avversario, ha dichiarato che gli israeliani «non si fidano più di Bibi», riferendosi all’attuale premier, il quale spera di mantenere il potere nonostante le crescenti tensioni politiche, riporta Attuale.

Nella campagna elettorale, Eisenkot ha bisogno del supporto dei partiti arabi, nonostante in precedenza avesse escluso questa possibilità. I sondaggi indicano un cambiamento nel panorama politico, con Eisenkot che ha già mobilitato una base di sostegno significativa. La morte di Gal, avvenuta due mesi fa, ha fornito ad Eisenkot un personale motivo di opposizione a Netanyahu, sottolineando il prezzo alto pagato dai giovani soldati nella guerra.

L’ex generale ha espresso le sue motivazioni politiche dichiarando: «Non posso riportare indietro l’orologio, ma farò il possibile per essere degno del prezzo altissimo pagato». Questo sentimento di responsabilità è condiviso dalla sua coalizione, composta da diverse forze politiche, tra cui il partito di Yair Lapid, Yesh Atid, che si propone come un ponte fra le varie ideologie.

Eisenkot, ora in difficoltà sulla gestione della crisi degli ostaggi, ha criticato le numerose tregue rinviate, suggerendo che avrebbero potuto portare a un rapido recupero degli ostaggi. Mentre la sua figura emerge come una novità in un Paese polarizzato dalla sagoma di Netanyahu, molti israeliani vedono in lui un «uomo normale» rispetto ai precedenti leader.

La sua carriera militare lo ha visto per ben 44 anni servire in diverse unità dell’esercito, inclusa la storica Brigata Golani. Proveniente da una famiglia di immigrati marocchini, Eisenkot, se eletto, diventerebbe il primo premier di origine mizrahi, un simbolo di cambiamento in un contesto politico dominato da figure di peso come Netanyahu.

Con il suo approccio sobrio e diretto, ha cercato di differenziarsi da altri leader, evidenziando errori di Netanyahu nel prendere decisioni cruciali. Sebbene i suoi avversari politici stiano cercando di denigrare le sue capacità comunicative, Eisenkot sembra catturare l’immaginazione di un elettorato stanco della retorica e della polarizzazione.

In un contesto di crescenti aspettative e sfide, l’ex generale spera di tracciare una nouvelle voie per l’Israele post-conflitto, affrontando il futuro che Netanyahu ha evitato di pianificare. Gli israeliani, desiderosi di un cambio di rotta, si trovano ora a un bivio decisivo.

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