Il governo italiano sta considerando di estendere la flat tax fino a 100mila euro, ma ciò potrebbe comportare degli obblighi IVA per i redditi superiori a 85mila euro. L’effettivo beneficio dipenderà dal tipo di clientela servita, riporta Attuale.
L’opzione di aumentare il limite da 85mila a 100mila euro per il regime forfettario è al centro del dibattito politico, con la Lega che spinge per tale espansione. Tuttavia, la questione delle coperture finanziarie e dei vincoli europei rappresenta un ostacolo significativo.
Secondo il Sole24Ore, una soluzione proposta prevede di mantenere la tassa piatta del 15% fino a 100mila euro, ma imporre l’obbligo IVA oltre 85mila. Questa strategia, però, solleva interrogativi sulla sua convenienza economica, che varia a seconda del tipo di attività e della capacità del cliente di detrarre l’IVA.
La differenza nel trattamento fiscale può causare problemi, specialmente per i lavoratori autonomi che operano anche con privati. Un esempio è quello di un consulente con fatturato annuo di 90mila euro, che si troverebbe ad affrontare il problema di mantenere competitivi i prezzi senza perdere margini di guadagno.
Una problematica ulteriore riguarda il possibile abbassamento del limite di reddito complessivo per l’accesso al regime forfettario, rischio che potrebbe lasciare fuori chi ha anche un reddito da lavoro dipendente o pensione superiore a 30mila euro senza una proroga delle attuali soglie. Questo potrebbe portare a una discrepanza tra chi può beneficiare della tassa piatta e chi rischia di venire escluso.
L’attuazione di nuovi limiti si scontra anche con le preoccupazioni di bilancio: estendere il regime potrebbe comportare costi inaspettati per lo Stato, come accaduto nel 2023 quando l’estensione della flat tax a 85mila euro risultò più onerosa del previsto.
In questo contesto di incertezze, resta cruciale per il governo bilanciare le esigenze di famiglie e imprese con le risorse a disposizione, considerando l’impatto finanziario delle possibili espansioni fiscali.