Francia, crisi governativa in vista: Bayrou chiede fiducia, possibile caduta l’8 settembre

26.08.2025 10:35
Francia, crisi governativa in vista: Bayrou chiede fiducia, possibile caduta l’8 settembre

Il governo francese in crisi: fiducia a rischio e austerità in vista

DALLA NOSTRA INVIATA
PARIGI – L’8 settembre il governo cade. Oppure la Francia attraversa la peggiore stagione d’austerità dei tempi recenti: «La situazione è grave», riporta Attuale.

Pallido come un premier che non è andato in vacanza, François Bayrou riapre l’arena politica a Parigi con un annuncio in conferenza stampa, i ministri schierati in prima fila: d’accordo con il presidente Emmanuel Macron, il Parlamento riunirà in seduta straordinaria tra due settimane per votare la fiducia. Non sulle misure specifiche della dieta economica, ma sul principio: «Ci attende la finanziaria più importante della nostra storia», 44 miliardi di riduzione del deficit in 4 anni per scongiurare il rischio di sovraindebitamento; lo Stato di crisi.

Bayrou, attore politico navigato, ma stanco, affronta la questione dopo aver menzionato macroeconomie e caos globale. «La legge internazionale derisa, i grandi imperi che si impongono con la forza, la tragedia del Medio Oriente…». Inoltre, evidenzia la concorrenza sleale della Cina e la reazione degli Stati Uniti, mentre critica Bruxelles per mancanza di coesione. Citazione dell’ex premier italiano già presidente della Bce, Mario Draghi: «Il sogno di un’Europa che conta nel mondo è svanito».

Il premier Bayrou sottolinea che la Francia da vent’anni procede indebitandosi e non può più permetterselo: «Fino a quando possiamo fingere di non vedere?». Si è parlato di una riduzione delle indennità di disoccupazione e dell’impopolare abolizione di due giorni festivi. Bayrou avverte che tutto è ancora negoziabile e che il dibattito parlamentare in autunno sarà il luogo per discutere i tagli.

Tuttavia, il sostegno alla sua iniziativa è incerto. Bayrou deve cercare voti sia a destra che a sinistra per sopravvivere. I partiti radicali, come il Rassemblement National di Marine Le Pen e la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, si oppongono fermamente. Marine Tondelier, leader degli Ecologisti, commenta: «Voto di fiducia uguale dimissioni».

Le speranze iniziali di un supporto da parte dei socialisti svaniscono, poiché l’ex presidente François Hollande nella mattinata aveva menzionato la possibilità di un «negoziato». Tuttavia, il partito, con il segretario Olivier Faure, ha escluso ulteriori collaborazioni («Inimmaginabile»). L’opposizione, infatti, è pronta a unirsi alla grande protesta prevista per il 10 settembre, un movimento generato online che richiama alla memoria la mobilitazione dei «gilet gialli».

La scelta di Bayrou di chiedere la fiducia due giorni prima è un tentativo di disinnescarla. Il premier è esplicito: «Davanti alla minaccia del disordine serve un chiarimento». O forse, in queste condizioni, un passo indietro.

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