Francia, Germania e Olanda moltiplicano gli acquisti di uranio arricchito russo: +800% in quattro mesi

17.06.2026 12:20
Francia, Germania e Olanda moltiplicano gli acquisti di uranio arricchito russo: +800% in quattro mesi
Francia, Germania e Olanda moltiplicano gli acquisti di uranio arricchito russo: +800% in quattro mesi

L’Unione Europea ha importato dalla Russia nei primi quattro mesi del 2026 una quantità di uranio arricchito otto volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2025, per un valore complessivo di 163,5 milioni di euro. Il dato, diffuso da Eurostat e ripreso da diverse agenzie, evidenzia una netta divergenza tra le dichiarazioni politiche di Bruxelles – che dall’autunno 2025 promette un embargo totale – e le scelte commerciali degli Stati membri, in particolare di Francia, Germania e Paesi Bassi.

A trainare la corsa agli acquisti è stata la Francia, che da sola ha speso 141,2 milioni di euro, pari all’86% del totale europeo. Dietro si collocano la Germania (13,8 milioni) e i Paesi Bassi (8,6 milioni). Il picco mensile è stato registrato ad aprile, con un export russo di uranio arricchito pari a 89,8 milioni di euro, il livello più alto dal novembre 2025.

Le ragioni di un aumento

Secondo le ricostruzioni dei media internazionali, l’incremento è dovuto a un “accumulo preventivo” da parte delle utility europee, che hanno anticipato massicci ordini dopo gli annunci di future restrizioni. La Commissione europea, pur riconoscendo la necessità di spezzare la dipendenza dal Cremlino, ha ammesso che la sostituzione del fornitore russo è resa quasi impossibile dalla struttura del mercato: l’azienda di Stato Rosatom controlla infatti il 44% della capacità globale di arricchimento dell’uranio.

Il differenziale di prezzo – l’uranio russo costa meno di quello prodotto negli Stati Uniti o in Canada – si aggiunge alla mancanza di una strategia europea coordinata per accelerare la diversificazione. Diverse aziende occidentali del settore hanno invitato Bruxelles ad agire subito, avvertendo che Mosca usa la sua posizione dominante come strumento di pressione geopolitica, mentre i ricavi alimentano direttamente il bilancio militare impegnato nella guerra in Ucraina.

Sanzioni e contraddizioni

L’ultimo pacchetto sanzionatorio dell’UE ha finora escluso l’uranio arricchito, nonostante le promesse di una stretta progressiva. La situazione ha sollevato critiche da parte di analisti e parlamentari europei, che sottolineano come i maggiori Paesi europei continuino di fatto a finanziare l’industria bellica russa, mentre altre nazioni del blocco subiscono già pesanti contraccolpi economici per aver tagliato i legami energetici con Mosca.

La strada verso un embargo totale resta incerta. La stessa Commissione ha parlato di “complessità tecnologica estrema” nel trovare alternative rapide. Nel frattempo, i dati di Eurostat mostrano senza ambiguità che il flusso di uranio russo verso l’Europa non solo non si è arrestato, ma ha raggiunto livelli record.

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