Fratelli d’Italia continua senza accordo con Forza Italia e Lega sulla riforma delle preferenze

14.07.2026 02:45
Fratelli d’Italia continua senza accordo con Forza Italia e Lega sulla riforma delle preferenze

Riforma elettorale in Italia: tensioni nella maggioranza tra preferenze e voto segreto

Roma, 14 luglio 2026 – È un accordo fragile, troppo fragile per scommettere che regga all’eventuale impatto del voto segreto. Giorgia Meloni richiama all’ordine la sua maggioranza: “Mi aspetto compattezza dal centrodestra”. La questione è dirimente e qualcuno rischia di farsi male. L’emendamento sulle preferenze è firmato solo da tre forze su cinque: Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. Si tengono a distanza leghisti e forzisti, facendo però capire che potrebbero approvare la bizantina formula di mediazione. Matteo Salvini si espone: “Io sono sempre stato eletto sia in Europa sia nel comune di Milano con le preferenze, e quindi per quanto mi riguarda non sarebbe un problema”. Più guardinghi gli azzurri, che sussurrano: in fondo i partiti sotto il 10% possono eleggere solo il capolista o poco più. Oggi alle dodici si riuniscono i gruppi parlamentari della coalizione per fissare un comune orientamento, riporta Attuale.

La proposta, che richiama l’Italicum di Renzi e il sistema regionale toscano, punta a superare le liste bloccate nei collegi plurinominali, “anche per evitare bocciature della Consulta”. Sulla scheda saranno stampati i nomi dei candidati (fino a sette): l’elettore voterà con una crocetta. Il capolista resta bloccato, mentre dal secondo nome in giù si possono indicare fino a tre preferenze con alternanza di genere. Il capolista bloccato ha l’obbligo di essere inserito anche nel listone nazionale del premio di maggioranza. Se lo schieramento vince, il numero uno della lista entra in Parlamento attraverso questo meccanismo e libera il posto nel collegio ai candidati successivi. La formula, per i tricolori, dovrebbe essere digeribile per l’ala “anti-preferenze” della maggioranza perché, anche se un terzo dell’Aula verrebbe determinato dalle scelte nominali, la questione riguarderebbe solo i due partiti maggiori (FdI e Pd) – come risulta dalle simulazioni – mettendo al riparo le sigle minori.

Tutto potrebbe dunque filar liscio se il voto sarà palese, ma con lo scrutinio segreto lo scenario diventa incerto. Lega e Forza Italia potrebbero sfilarsi. La stessa componente femminile di FdI, temendo di essere penalizzata nei territori, potrebbe fare altrettanto. Anche nell’opposizione i contrari sono parecchi, incluso un solido contingente rosa. Mentre nella maggioranza nessuno sembra intenzionato a chiedere l’urna coperta, l’opposizione sul punto è pronta al trappolone. Pd, M5s e Avs ne hanno discusso ieri mattina in una riunione dei capigruppo in commissione Affari Costituzionali. “Ci saranno parecchi scrutini segreti. Valuteremo la strategia migliore per evidenziare le divisioni del centrodestra”, avverte Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs. I rossoverdi – contrari alle preferenze – sono i più risoluti. Il loro gruppo, però, conta 10 deputati (ce ne vogliono 20) e ha bisogno di supporto. Prontamente accordato dalle altre forze della minoranza: “Date per acquisito che i numeri per chiedere il voto segreto si troveranno”, pronostica un deputato del gruppo Misto. Di ben altro avviso i Cinque Stelle, che hanno depositato un proprio emendamento per introdurre una o due preferenze “vere”.

Il Pd, dal canto suo, è spaccato e si è ben guardato dal proporre testi analoghi, rimediando lo sberleffo di Giovanni Donzelli: “Dopo mesi in cui il Pd ci attacca, reputo impossibile che nessuno di loro abbia presentato un emendamento per introdurle. L’unica spiegazione è che lo abbiano smarrito”. Insomma, si prospetta una seduta ad alta tensione. Il countdown per il destino dello “Stabilicum” parte oggi alle 14 nell’aula di Montecitorio, con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. Poi si passerà al testo e non è escluso che si votino già in serata le preferenze. Se su queste il centrodestra cerca una sintesi interna, il braccio di ferro si annuncia durissimo con le minoranze su altri due interventi (su circa 200 emendamenti totali) apportati di comune accordo dalla coalizione all’impianto originario. Il primo riguarda la circoscrizione Estero: l’idea è ridurre le aree geografiche a due per la Camera (Ue ed extra Ue) e a una sola per il Senato. Allargando la dimensione dei collegi senza variare il numero degli eletti, i seggi verrebbero assegnati in modo più rigidamente proporzionale, togliendo al centrosinistra il vantaggio storico nei territori più piccoli (che funzionavano come maggioritari uninominali). Il secondo correttivo porta la firma di Alessandro Urzì, che ha presentato un emendamento per ridisegnare il collegio senatoriale di Bolzano-Bassa Atesina. L’obiettivo è aumentare la percentuale dell’elettorato di lingua italiana, incrementando così le possibilità di elezione per i candidati di area nazionale a scapito della Svp.

A Palazzo Chigi davano già per scontato lo scontro frontale con le opposizioni sulle regole del gioco. La vera mina sul cammino della riforma resta interna allo schieramento di governo, e l’esplosivo è tutto concentrato sul rischio del voto segreto nella giungla delle preferenze.

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