Il dibattito sulle preferenze elettorali si intensifica: l’esperienza di Valdo Spini come esempio
Il dibattito sul ritorno al voto di preferenza si fa sempre più acceso, stretto tra il rischio di astensionismo e la necessità di restituire centralità ai territori. Ma cosa succede quando gli elettori possono davvero scegliere il proprio rappresentante, scardinando i calcoli delle segreterie di partito? Torna alla memoria il caso dell’ex ministro e decano della politica italiana ed europea Valdo Spini – parlamentare per otto legislature dal 1979 al 2008 – che nel 1987, contro ogni pronostico e partendo dalla tredicesima posizione in lista fu campione di preferenze, riporta Attuale.
Spini ha descritto la sua campagna elettorale del 1987 come originale per l’epoca. “Eravamo vari anni prima di Tangentopoli, ma volli fare una campagna di assoluta trasparenza nei finanziamenti, controllata da un comitato di garanti illustri come Alberto Predieri ed Enzo Cheli. Lo feci perché nel 1984 avevo presentato alla Camera una proposta di legge proprio sulla trasparenza dei finanziamenti politici”, ha dichiarato. Nonostante la proposta non venne mai discussa, Spini ritenne suo dovere applicarla durante le campagne.
La reazione degli elettori fu positiva. “Il partito mi aveva posto – a mio parere ingiustamente – al numero 13 della lista socialista per Firenze-Pistoia. Arrivai invece primo per preferenze, dimostrando che il voto popolare può scardinare i desideri delle segreterie”, ha aggiunto.
Secondo Spini, la sua vittoria ha dimostrato che le preferenze possono realmente influenzare le decisioni politiche. “Non sempre le decisioni delle segreterie di partito corrispondono a quello che pensa l’elettorato o la base dei partiti”, ha spiegato.
Quando gli è stato chiesto quale sarebbe oggi il modello elettorale migliore, Spini ha indicato l’uninominale a doppio turno come il più efficace. “Il candidato porta i suoi colori contro gli altri. Al secondo posto vedo le preferenze: creano competizione interna nei partiti, ma la gente sa chi vota. Oggi, spesso, con le liste bloccate i territori non sanno qual è il loro parlamentare”, ha affermato, sottolineando che il suffragio popolare conferisce autorevolezza al parlamentare.
Riguardo al futuro delle riforme elettorali in Italia, Spini ha espresso pessimismo. “Fare riforme a ridosso delle elezioni secondo criteri che sembrano di convenienza alla maggioranza del momento si è sempre rivelato precario e sbagliato”, ha commentato. Ha inoltre criticato il centrosinistra per non aver elaborato una controproposta unitaria e ha suggerito di tornare all’originario Mattarellum con adeguamenti.
Infine, ha condiviso la sua opinione sull’anomalia italiana di cambiare frequentemente la legge elettorale: “Questa tendenza è stata inaugurata dal centrodestra con il Porcellum. La legge elettorale dovrebbe servire a riavvicinare i cittadini ai partiti e a promuovere la partecipazione, che negli anni è crollata”, ha osservato. Spini ha così concluso, evidenziando la necessità di tornare a un sistema che rispetti le promesse fatte agli elettori, in un momento in cui la disaffezione verso la politica è allarmante.