Nuove rivelazioni nel caso Garlasco: un DNA riemerge dalle indagini
Roma, 12 novembre 2025 – Di nuovo Garlasco. Di nuovo un Dna che riemerge da un archivio come una spina nel fianco della giustizia. Sotto un’unghia della mano destra di Chiara Poggi sarebbe stato isolato, secondo indiscrezioni, un frammento genetico attribuibile ad Andrea Sempio. Ma la domanda non è chi abbia lasciato quella traccia. È chi, oggi, stia decidendo di farla parlare. Perché nel frattempo, a Brescia, si è riaperta un’altra scena del crimine: quella del sistema giudiziario. Un nuovo indagato, Cristiano d’Arena, per anni responsabile delle intercettazioni, è entrato nel mirino per presunti favori fatti ai magistrati del Pavese. Nello stesso troncone d’inchiesta che vede indagato l’ex procuratore capo, Mario Venditti. E così, il caso Garlasco si intreccia ancora una volta con il sistema Pavia, riporta Attuale.
Il tempismo è singolare: il Dna riaffiora proprio mentre quel sistema viene passato al setaccio. Coincidenza o sincronia perfetta? Forse non è un colpo di scena scientifico, ma una messa in scena giudiziaria di precisione.
In genetica forense, una traccia da sola non basta quasi mai a ricostruire una dinamica omicidiaria. Conta come ci è arrivata, quando e in che contesto. Se è profonda, mescolata a sangue, parla di colluttazione. Se è superficiale, minima o mista, racconta tutt’altro: contatto accidentale, contaminazione, ambiente. Le mani di Chiara furono repertate nel 2007: nove campioni, tre analisi ciascuno. Il risultato era chiaro: profili parziali, non replicabili. In genetica, un profilo non replicabile non è una prova. È nulla. O, peggio, materia prima per costruire un racconto mediatico. Che le nuove tecnologie siano davvero miracolose? Quel che è certo è che oggi il Dna torna protagonista, come se la scienza potesse piegarsi ai tempi della cronaca e delle procure. I consulenti della famiglia Poggi hanno chiesto di verificare se quel Dna fosse frutto di contaminazione, proprio come era stato per Ignoto 3. Potrebbe infatti trattarsi di un trasferimento accidentale, legato agli strumenti utilizzati per il prelievo o ad attività autoptiche. Richiesta respinta.
E allora, anche questa volta, la genetica rischia di diventare più strumento narrativo che strumento di verità. Per sostenere che quel profilo genetico appartenga davvero a Sempio, in attesa dell’incidente probatorio del 18/12, bisogna riscrivere la dinamica dell’omicidio, l’autopsia e perfino le conclusioni del Ris di Parma. Il Dna, infatti, dice a chi appartiene, ma non quando né perché è stato rilasciato. Se Sempio usava il pc dei Poggi, quella traccia può essere la memoria di un contatto, non la firma di un delitto. Dunque, a Garlasco, come spesso accade in Italia, la verità non è questione di prove, ma di prospettiva. E la genetica, questa volta, sembra diventata un guanto di scena: perfetto non per coprire, ma per confondere.