L’accelerazione della Legge Elettorale: Meloni Punta a Un’Approvazione Rapida
L’ordine è stato impartito subito dopo la sorprendente vittoria a Venezia: massima pressione per la nuova legge elettorale. Ma che cosa significa esattamente per Palazzo Chigi? Fondamentalmente, ottenere l’approvazione della Camera entro luglio, ignorando le proteste dell’opposizione. Fonti vicine al governo suggeriscono che la premier punta a una tempistica da Formula 1: approvazione rapida in entrambe le Aule prima della pausa estiva. L’obiettivo non dichiarato? Mantenere aperta la possibilità di uno scioglimento anticipato e di elezioni entro la fine dell’anno. Questo non è il piano A, ma gli eventi internazionali in corso rendono necessario ad essere pronti a ogni evenienza. Tuttavia, dietro questa mossa strategica, c’è un calcolo preciso. Lo Stabilicum rischia, infatti, di essere bocciato dalla Corte Costituzionale, una possibilità non nuova, ma diventata ormai consueta. Se la legge fosse approvata al Senato solo in ottobre, un eventuale stopp dalla Consulta si verificherebbe vicino alle elezioni del 2027. Riscrivere la norma in extremis sarebbe un compito arduo, costringendo il Paese a tornare a votare con il Rosatellum, riporta Attuale.
Insomma, se Giorgia Meloni è intenzionata a blindare la legge con voti di fiducia, lo fa per disinnescare la mina dei giudici costituzionali, ben più che per timore di un’improvvisa caduta della legislatura. Oggi, la maggioranza si prepara in conferenza dei capigruppo a richiedere la calendarizzazione del provvedimento in Aula alla Camera per giugno. Questa mossa permetterebbe di contingentare il dibattito all’inizio di luglio e assicurare un’approvazione rapida.
L’opposizione protesta contro quella che definisce una “forzatura”, chiede “nuove audizioni” e esige che il centrodestra presenti immediatamente il nuovo testo base, ovverosia la proposta originale depurata dai profili di incostituzionalità emersi nelle audizioni. Il presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano (FI), assicura che “l’impianto non verrà stravolto”. A sintetizzare i sentimenti a sinistra è Simona Bonafè (Pd): “Il centrodestra continua a evocare il dialogo, ma è una finzione. Il provvedimento viene ancora trattato in segretezza nei vertici di maggioranza”. Nel frattempo, la macchina parlamentare si muove velocemente: i tecnici si sono riuniti ieri per le ultime modifiche e una prima versione aggiornata dello Stabilicum 2.0 potrebbe essere presentata già oggi. I cambiamenti proposti includono: l’innalzamento dal 40 al 42% della soglia necessaria per attivare il premio di governabilità (70 seggi alla Camera e 35 al Senato), l’abolizione del ballottaggio e il ridimensionamento del tetto massimo di seggi per la coalizione vincente (da 230 a 220 alla Camera, da 114 a 113 al Senato). Inoltre, è stata introdotta una clausola di salvaguardia, che prevede il ritorno al proporzionale puro nel caso in cui le urne restituiscano due maggioranze differenti tra Camera e Senato, oltre a un correttivo in fase di studio sul delicato meccanismo di attribuzione dei seggi per il Trentino-Alto Adige. Tuttavia, un punto resta fermo: il centrodestra non intende modificare la doppia lista bloccata (circoscrizionale e per il premio) e le preferenze rimarranno escluse nel testo base. “Saranno oggetto di un emendamento in Aula”, dichiarano da via della Scrofa, lasciando i leader a risolvere la questione nel prossimo vertice.
Anche il dossier sull’Autonomia differenziata avanza a ritmi da record. Ieri, i governatori di Lombardia e Liguria, Attilio Fontana e Marco Bucci, sono stati ascoltati nelle commissioni Affari costituzionali riguardo alle materie “devolute” alle due Regioni nell’intesa di febbraio: protezione civile, professioni, previdenza e tutela della salute, mentre oggi è il turno di Alberto Cirio. Il calendario fissato dal ministro Roberto Calderoli è rigoroso: ottenere l’ok del Parlamento entro il 13 luglio per poi restituire le intese al governo per la firma definitiva, in preparazione del voto finale delle Camere. Questa fretta rivela il legame stretto tra il destino dell’Autonomia e la legge elettorale. Senza l’approvazione del decentramento regionale, la Lega ha minacciato di non sostenere lo Stabilicum. Per la premier, ciò sarebbe un disastro irreparabile.