Giorgia Meloni ceduto alle pressioni del Palazzo, le preferenze libere rimangono un miraggio

11.09.2026 06:35
Giorgia Meloni ceduto alle pressioni del Palazzo, le preferenze libere rimangono un miraggio

Riforma elettorale: il compromesso in Senato e il rischio di elezioni anticipate

Alla fine, Giorgia Meloni si piega alla spietata aritmetica del Palazzo. L’idea di introdurre le preferenze libere sfuma rapidamente tra le mura di Palazzo Madama. I senatori di Fratelli d’Italia si allineano e bocciano i subemendamenti del Pd e del centrosinistra, mentre passa il compromesso raggiunto con Lega e Forza Italia, che stabilisce un sistema ibrido: i vertici di lista rimangono bloccati, mentre gli elettori possono esprimere fino a tre preferenze su una lista di sei nomi. Il voto si conclude con 97 favorevoli, 67 contrari e due astenuti, ma il percorso verso lo Stabilicum è ancora in salita, riporta Attuale.

Le ore che precedono il voto emergono quasi come un romanzo. Il sottosegretario Alberto Balboni propone di “ampliare le preferenze”, ma a pranzo i capigruppo dei tre partiti, insieme alla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, raggiungono un punto di stallo. Fratelli d’Italia lancia il messaggio: “O passa la legge o andiamo alle urne a metà novembre”. Tuttavia, la risposta di Lega e Forza Italia è ferma: il testo è approvato come concordato. Con il governo in allerta, l’alleanza si mantiene unita, mentre gli esponenti meloniani cercano di giustificare la scelta con una questione di principio. Andrea De Priamo, presidente della commissione Affari costituzionali, dichiara: “Abbiamo confermato l’intesa di coalizione per non cedere alla strumentalità della sinistra”.

Una narrazione accattivante, ma cela i problemi di una riforma che appare come una corsa ad ostacoli. Archiviata la questione delle preferenze, devono ancora essere votati altri emendamenti critici. Tra questi, la modifica delle quote di genere per i capilista e una rimodulazione della norma “anti-cespugli” di Forza Italia. Quest’ultima, attualmente in discussione, elimina lo sbarramento per l’attribuzione del premio di coalizione, ma alza il numero di firme richieste per le nuove forze politiche. Giuseppe Conte protesta contro questa “norma truffa”, mentre Elly Schlein sottolinea la perdita di credibilità di Meloni: “Ha perso la faccia per non perdere la legge”.

In questo scenario surreale, l’opposizione sembra dimenticare che solo a luglio aveva bocciato le preferenze libere. Tuttavia, da Palazzo Chigi si sono accorti che le pressioni più insidiose provengono dalla destra. Roberto Vannacci accusa Meloni e la invita a votare per il bene degli italiani invece che per mantenere il potere.

Dopo il voto, i senatori di FdI esultano, ma Meloni, contrattaccando sui social, cerca di rivendicare il risultato: “Le preferenze mancavano dal 1993, tornano grazie a Fratelli d’Italia”. Tuttavia, il vero ostacolo si profila alla Camera, dove il voto segreto del 28 settembre potrebbe rappresentare una sfida decisiva. Per evitare il rischio di franchi tiratori, il governo sta considerando l’uso della fiducia. Sullo sfondo si fa largo l’ipotesi di un Election Day tra aprile e maggio, legata all’ottimismo per l’uscita dalla procedura d’infrazione dell’Ue. Se la legge elettorale non dovesse passare, come avvertono i meloniani, il governo potrebbe affrontare una crisi che costringerebbe tutti a ritornare ai seggi, probabilmente con il Rosatellum, ora osteggiato ma ancora presente nella discussione politica.

1 Comment

  1. È incredibile come la situazione si sia trasformata in un tale gioco di potere. Ma che senso ha mantenere il sistema così? La democrazia dovrebbe garantire le preferenze, non smorzarle… L’ennesima dimostrazione che le promesse valgono meno di una foglia di fico!

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