Giorgia Meloni difende la campagna di Renzi: “Nessuna censura sulle pubblicità in stazione”

22.05.2026 06:35
Giorgia Meloni difende la campagna di Renzi: "Nessuna censura sulle pubblicità in stazione"

La premier Giorgia Meloni ha espresso la sua opposizione alla campagna di Italia Viva, che presenta il messaggio “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”, affermando di non essere «furiosa» e che non ci sono state «richieste di spiegazioni» dal Governo alla Presidenza del Consiglio o al Ministero dei Trasporti. In una lettera inviata a La Stampa, Meloni ha dichiarato di ritenere la campagna efficace dal punto di vista comunicativo, aggiungendo che Italia Viva «non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com’è», riporta Attuale.

La lettera di Giorgia Meloni

Nel suo messaggio, Meloni ha evidenziato l’intelligenza e la consapevolezza degli italiani nel distinguere tra la propaganda politica e la realtà. Ha anche fatto riferimento all’era di Matteo Renzi, dichiarando che «dopo che c’è stato “lui”, quasi nessuno lo ha più votato» e sottolineando che «quando al governo c’era Renzi, l’Italia era in condizioni tutt’altro che rosee».

«Criticata e contestata»

La premier si è definita «tra le persone più criticate e contestate nella storia d’Italia», affermando che la critica non la spaventa. Ha precisato di voler continuare a concentrarsi sui problemi concreti delle persone, rimarcando che non ha intenzione di lamentarsi per le critiche ricevute, tanto meno quelle provenienti da un partito d’opposizione.

La censura

Intanto, La Stampa ha riportato un comunicato del Gruppo Fs, che ha negato ci siano state telefonate o lamentele da parte del governo riguardo la campagna. È stato inoltre specificato che «è del tutto falso» che l’amministratore delegato Stefano Donnarumma abbia espresso contrarietà alla campagna. Si fa notare che Grandi Stazioni Retail non è più parte del gruppo Fs dal 2016, pur gestendo gli spazi pubblicitari. Dopo la diffusione dell’articolo, è stata fatta una richiesta di modifica dei manifesti, in particolare per quelli relativi ai treni.

La campagna

Rimane curioso il fatto che la richiesta di modifica non sia giunta al momento della presentazione della campagna, ma solo dopo la pubblicazione dell’articolo su La Stampa. Ferrovie dello Stato, nonostante le negazioni, si è comportata come se avesse appena scoperto l’esistenza della campagna. Ci si interroga su chi possa aver sollevato lamentele e perché la situazione si sia sviluppata in questo modo.

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