Colloqui tra Stati Uniti e Cina sulla gestione dell’intelligenza artificiale
Un «telefono rosso», una linea diretta tra Washington e Pechino, è stato proposto per prevenire conflitti involontari, mentre Trump e Xi Jinping si confrontano sull’AI. Questo accordo simbolico mira a creare un contesto di collaborazione su un tema così complesso, che molti esperti considerano irrisolvibile, riporta Attuale.
Durante la Guerra Fredda, tale linea fu attivata per evitare escalation in momenti di crisi, avendo come base un equilibrio di potere tra le superpotenze. Tali comunicazioni erano attivate solo in situazioni estreme legate a sistemi d’attacco fisici, come missili balistici. Al contrario, l’AI è una minaccia virtuale, rapida e difficile da controllare, capace di provocare danni in modi inaspettati, dal collasso delle infrastrutture critiche a cyber attacchi invisibili, che potrebbero derivare dall’operato di aziende tecnologiche che agiscono senza il consenso formale dei governi.
Nell’ultimo periodo, i giganti tecnologici statunitensi hanno suggerito di rallentare lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, ormai sfuggenti anche per le aziende produttrici, date le loro capacità. Sam Altman di OpenAI ha addirittura proposto che un accordo riguardante l’AI potrebbe meritare il premio Nobel per la pace per Trump e Xi Jinping, se dovessero garantire un approccio sicuro e controllato.
Tuttavia, entrambi i leader sembrano resistere all’idea di limitare lo sviluppo dell’AI, ignorando i timori legati all’intelligenza generale artificiale (AGI). Trump, durante il suo intervento all’Assemblea delle Nazioni Unite, ha affermato che la ‘Superintelligenza’ rafforzerà il primato statunitense nel settore, criticando qualsiasi tentativo di rallentamento come una posizione ‘woke’. Dall’altro lato, la Cina, sotto la guida di Xi, ha messo l’intelligenza artificiale al centro della propria strategia di sviluppo dal 2014, mirando a raggiungere la supremazia globale entro il 2030.
Con i colossi californiani che dominano le tecnologie più avanzate, Pechino teme che una pausa nello sviluppo possa relegarli a semplici inseguitori. I modelli meno sofisticati ma più economici provenienti dalla Cina stanno già sfidando gli Stati Uniti sul mercato globale, rendendo cruciale per Pechino continuare a innovare senza impedimenti.
In questo contesto, Xi si mostra scettico verso gli avvertimenti dei grandi nomi della tecnologia statunitensi, interpretando le loro richieste di rallentamento come tentativi di mantenere la supremazia, mentre molti continuano a sviluppare nuovi modelli. La questione dei microprocessori avanzati, bloccati dagli USA, e delle forniture di terre rare, sui quali la Cina detiene un sostanziale monopolio, continua a essere una fonte di tensione. Inoltre, gli Stati Uniti denunciano le pratiche cinesi di copiare i modelli statunitensi, complicando ulteriormente le trattative.
Le questioni riguardanti l’AI e il suo sviluppo dovranno essere discusse in un confronto tra esperti, in un dialogo che i due leader avevano promesso di avviare lo scorso maggio. Da allora, tuttavia, i progressi sono stati minimi, culminando in recenti tentativi di preparare il vertice imminente attraverso incontri tra rappresentanti di alto livello dei due paesi.
Le speranze di un dialogo concreto potrebbero quindi riporsi in un’iniziativa prevista nei prossimi mesi a Shenzhen, dove esperti di entrambi i lati potrebbero avviare discussioni più approfondite sull’intelligenza artificiale.