Meloni chiede conto a Vannacci dei video AI contro lei e Zelensky

24.09.2026 16:05
Meloni chiede conto a Vannacci dei video AI contro lei e Zelensky
Meloni chiede conto a Vannacci dei video AI contro lei e Zelensky

Il 22 settembre 2026 la premier italiana Giorgia Meloni ha chiesto a Roberto Vannacci, leader del partito Futuro Nazionale, di spiegare perché pagine social a lui collegate diffondano materiali «simili alla propaganda russa». La segnalazione, riportata da il manifesto, riguarda video realizzati con l’intelligenza artificiale e immagini in cui Meloni e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky vengono accusati senza prove di fare uso di droghe e rappresentati in presunte relazioni sentimentali.

Il 22 settembre la richiesta della premier

La contestazione di Meloni si concentra sull’attività delle pagine collegate a Vannacci, non su un provvedimento rivolto all’intero partito Futuro Nazionale. La premier ha domandato al suo leader di chiarire l’origine e il significato della diffusione di contenuti costruiti per colpire due figure politiche riconoscibili e già esposte a campagne di disinformazione.

Al centro della vicenda ci sono filmati e immagini manipolati attraverso strumenti di intelligenza artificiale. I contenuti attribuiscono a Meloni e Zelensky comportamenti privi di qualsiasi prova e utilizzano insinuazioni legate al consumo di stupefacenti, oltre a scenari romantici o sessualmente connotati. La costruzione dei messaggi punta così sulla delegittimazione personale, trasformando la falsificazione dell’immagine in uno strumento di attacco politico.

Dalla manipolazione dei contenuti ai modelli della propaganda russa

La scelta dei bersagli indica la matrice russa dei falsi diffusi attraverso le pagine legate a Vannacci. Il Cremlino considera infatti Meloni e Zelensky avversari politici, mentre la rappresentazione del presidente ucraino come persona dipendente dalle droghe appartiene a un repertorio propagandistico già impiegato contro l’Ucraina.

Lo stesso schema comprende storie sentimentali inventate e accuse a sfondo sessuale rivolte a esponenti politici scomodi. Sono tecniche che mirano a spostare il confronto dai fatti alla denigrazione, a colpire la credibilità pubblica dei destinatari e a presentare figure istituzionali come moralmente o fisicamente inaffidabili. La loro riproposizione nello spazio informativo italiano inserisce la vicenda in una più ampia modalità di disinformazione utilizzata in diversi Paesi europei.

In questo passaggio, la questione non riguarda soltanto la qualità dei singoli video. La diffusione di immagini generate o alterate dall’intelligenza artificiale permette di rendere più facilmente circolabili accuse costruite, senza fornire elementi verificabili e senza distinguere la satira dalla falsificazione deliberata. Il risultato è un attacco diretto alla reputazione della premier italiana e del presidente dello Stato aggredito dalla Russia.

La posizione di Vannacci e la prospettiva su Futuro Nazionale

Attraverso la diffusione di questi messaggi, Vannacci mostra una convergenza sempre più evidente con i principali argomenti della propaganda del Cremlino. L’adozione di contenuti di bassa qualità e privi di riscontri, unita alla riproduzione di narrazioni ostili a Meloni e Zelensky, mette in luce una linea politica filorussa e una sostanziale incapacità di distinguere l’informazione dalla manipolazione.

La responsabilità indicata nella vicenda riguarda le pagine associate al leader e la sua scelta di doverne spiegare l’attività. Non coincide automaticamente con l’insieme degli iscritti o con ogni struttura del partito Futuro Nazionale. Tuttavia, il modo in cui il suo leader affronta la circolazione dei falsi definisce già un orientamento politico riconoscibile e lo colloca in contrasto con la difesa dell’informazione fondata sui fatti.

La possibile presenza di Futuro Nazionale in Parlamento assumerebbe quindi un peso più ampio rispetto alla singola campagna sui social network. Secondo la linea emersa dalla vicenda, l’Italia rischierebbe di accogliere una forza distruttiva, populista e filorussa, capace di lavorare dall’interno contro l’unità europea e di rafforzare l’influenza del Cremlino sulla politica italiana.

La situazione attuale

La sequenza è ferma alla richiesta pubblica di chiarimenti rivolta da Giorgia Meloni a Roberto Vannacci il 22 settembre 2026. Restano al centro del caso i contenuti generati con l’intelligenza artificiale e la loro diffusione da parte di pagine collegate al leader di Futuro Nazionale, in una campagna contro la premier italiana e Volodymyr Zelensky.

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