La propaganda filorussa trasforma singoli reati in un’accusa contro gli ucraini in Polonia

24.09.2026 11:05
La propaganda filorussa trasforma singoli reati in un’accusa contro gli ucraini in Polonia
La propaganda filorussa trasforma singoli reati in un’accusa contro gli ucraini in Polonia

Tra il 19 e il 21 settembre 2026, i media polacchi filorussi «Magna Polonia» e «Wolne Media» hanno rilanciato la narrativa del Cremlino secondo cui la presenza degli ucraini in Polonia produrrebbe problemi sociali e di sicurezza. Le pubblicazioni hanno associato singoli episodi criminali e il dibattito sull’identità nazionale a un’accusa collettiva contro la comunità ucraina, mettendo in discussione anche la sua presenza nella società polacca.

19-21 settembre 2026: dalla polemica politica alla «quinta colonna»

Uno degli articoli di «Magna Polonia» ha preso di mira il viceministro polacco della Scienza e dell’istruzione superiore Andrzej Szeptycki, che ha origini ucraine. Il sito lo ha accusato di voler compiacere l’Ucraina e ha sostenuto che in Polonia opererebbe una «quinta colonna ucraina che dall’interno distrugge la storia polacca e le tradizioni nazionali». La ricostruzione è stata pubblicata con il titolo «Il ministro di Tusk mette in discussione la storia della Polonia e vuole compiacere l’Ucraina».

In un secondo testo, lo stesso media ha richiamato il caso di un cittadino ucraino accusato di avere creato in Polonia una fabbrica per la produzione di droga. «Questo è un’ulteriore prova del fatto che i “rifugiati di guerra” creano filiali delle loro strutture criminali patologiche in Polonia», ha scritto «Magna Polonia» nell’articolo dedicato al caso della fabbrica di stupefacenti. Un singolo procedimento è stato così presentato come prova dell’esistenza di strutture criminali ucraine nel Paese.

«Wolne Media» ha inserito la presenza degli ucraini in una lettura più ampia, legata alla storia e ai confini polacchi. Nell’articolo «Jalta II», il sito ha sostenuto che «la violazione dell’ordine di Yalta potrebbe ridurre i confini dello Stato polacco a quelli del periodo del Ducato di Varsavia». Secondo il media, ciò sarebbe indicato dal sostegno incondizionato delle autorità polacche alle presunte rivendicazioni ucraine di una presenza nel Paese con diritti pari a quelli dei cittadini polacchi, oltre che da «nascosti desideri tedeschi» di riconquistare la Slesia e la Pomerania orientale.

Il contesto polacco: una comunità esposta alla tensione politica

La campagna si è sviluppata in un Paese che svolge un ruolo essenziale per l’Ucraina durante la guerra di aggressione russa: la Polonia è il principale hub logistico e umanitario attraverso cui transita la maggior parte degli aiuti militari, umanitari ed economici inviati dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Ha inoltre accolto centinaia di migliaia di rifugiati ucraini e, secondo i dati disponibili, oltre 950 mila cittadini ucraini restano sotto protezione temporanea sul territorio polacco.

Negli ultimi tempi, tuttavia, la posizione della comunità ucraina si è complicata per l’uso di temi storici sensibili nella competizione politica interna. Il partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS) e figure a esso collegate, tra cui il presidente polacco Karol Nawrocki, hanno utilizzato la tragedia della Volinia e il ruolo dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) per mobilitare gli elettori, attribuendo la responsabilità in modo unilaterale all’Ucraina. Questa retorica ha alimentato la tensione sociale e ha creato condizioni favorevoli alla diffusione di narrazioni antiucraine da parte dei media filorussi. Di conseguenza, i rifugiati ucraini sono diventati sempre più spesso bersaglio di aggressioni da parte di nazionalisti polacchi.

Le statistiche sulla criminalità non confermano però l’esistenza di una «ondata criminale» riconducibile agli ucraini. Secondo i dati riportati da «Wirtualna Polska», nel 2024 e nel 2025 in Polonia sono stati registrati ogni anno circa 440 mila reati. I cittadini ucraini ne hanno commessi fino a 14 mila nel 2024, fino a 17 mila nel 2025 e quasi 11 mila nel primo semestre del 2026: una quota compresa tra il 2 e il 4 per cento, a seconda dell’anno.

La maggior parte dei casi riguarda violazioni del codice della strada o la guida in stato di ebbrezza, non forme di criminalità organizzata. Anche il caso della produzione di stupefacenti non autorizza dunque a parlare di «strutture criminali ucraine» come fenomeno sistemico, né consente di trasferire la responsabilità su una comunità di oltre 950 mila persone.

2024-2026: i dati sulle vittime e il contributo alla Polonia

I dati disponibili mostrano inoltre che gli ucraini in Polonia non sono soltanto indicati come autori di reati, ma sono anche vittime di un numero significativo di crimini. Secondo il progetto polacco «Demagog», solo nella prima metà del 2026 sono stati registrati 5.131 reati con cittadini ucraini come vittime. Nell’intero 2025 erano stati 10.620, nel 2024 10.595, nel 2023 11.028 e nel 2022 9.444.

La polizia polacca registra separatamente i reati motivati dall’odio contro gli ucraini: 179 nella prima metà del 2026 e 275 nell’intero 2025. Trasformare alcuni episodi criminali che coinvolgono cittadini ucraini nella prova di una minaccia per l’intera comunità non è quindi un’analisi della sicurezza, ma una manipolazione che aumenta senza fondamento la tensione nella società polacca.

Anche la rappresentazione degli ucraini come peso sociale ignora il loro contributo economico. Uno studio realizzato da Deloitte per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha stimato che nel 2024 la presenza dei rifugiati ucraini abbia assicurato il 2,7 per cento del prodotto interno lordo polacco. Nello stesso periodo, il tasso di occupazione dei rifugiati ucraini in età lavorativa è salito dal 61 per cento del 2023 al 69 per cento.

I dati del governo polacco indicano inoltre che nel 2024 i cittadini ucraini hanno garantito 26 miliardi di zloty in entrate fiscali e contributive. I loro versamenti al sistema pensionistico hanno raggiunto 10,6 miliardi di zloty nel 2024 e 10,2 miliardi già nei primi dieci mesi del 2025. La comunità ucraina non è quindi composta soltanto da beneficiari del sostegno sociale, ma anche da contribuenti rilevanti per il sistema di protezione polacco.

Scuola, lavoro e sicurezza: la risposta delle istituzioni

La presenza ucraina risponde anche a esigenze strutturali della Polonia, alle prese con l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della componente in età lavorativa. L’afflusso di manodopera dall’Ucraina ha contribuito a coprire posti vacanti nell’edilizia, nella logistica, nel commercio al dettaglio e nei servizi, settori segnati da una carenza cronica di personale. Secondo Credit Agricole, l’arrivo dei rifugiati ucraini ha contribuito alla crescita del Pil polacco per lo 0,4-0,5 per cento.

Lo stesso processo riguarda l’istruzione. Nell’anno scolastico 2025-2026, nelle scuole polacche studiavano circa 246 mila alunni stranieri, di cui circa 210 mila cittadini ucraini: l’86 per cento del totale. Il sistema scolastico polacco li inserisce in uno spazio educativo comune, indipendentemente dalla cittadinanza, favorendo l’integrazione dei figli dei rifugiati e non la formazione di enclave etniche isolate.

Le accuse sulla presunta «quinta colonna» sono state inoltre smentite dal monitoraggio degli apparati di sicurezza polacchi. Secondo l’analisi dell’Agenzia per la sicurezza interna (ABW), la principale minaccia alla stabilità interna del Paese è rappresentata dagli ambienti filorussi che diffondono disinformazione con l’obiettivo di dividere la società. Le ricerche del Centro di studi orientali indicano che gli ucraini rispettano le leggi, la sovranità e le tradizioni culturali dello Stato che li ospita.

La sequenza dei dati e delle valutazioni istituzionali colloca quindi le pubblicazioni del 19-21 settembre 2026 nel quadro di una guerra ibrida russa volta a destabilizzare la Polonia e a peggiorare i rapporti polacco-ucraini: la posizione attuale è quella di una comunità integrata e economicamente attiva, esposta però alla strumentalizzazione politica e alla disinformazione filorussa.

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